La Ninfa del Bosco di Nino Costa
Ottocento alla GAM di Roma
Costa ha viaggiato molto e ha sempre frequentato artisti stranieri: a Londra è entrato in contatto con i Preraffaelliti (Frederic Leighton, Burne-Jones), che probabilmente lo hanno informato anche sulle nuove idee di John Ruskin. A Parigi, dove ha esposto sia al Salon ufficiale, sia al “Salon des Refusé”, ha frequentato Théophile Gautier e Charles Baudelaire, approfondendo le poetiche letterarie del Simbolismo e diffondendo le idee ai colleghi italiani.Nino Costa, infatti, è stato un esponente di punta della pittura romana di metà Ottocento, una sorta di mediatore culturale tra l’Italia e nuovi centri artistici come Londra e Parigi
In giovane età, a Roma, Costa frequentava i Nazareni (Speciale. I Nazzareni a Roma), pittori tedeschi con i quali condivideva la passione per il recupero dello stile del Quattrocento e del Rinascimento.
Tra il 1850 e il ’51, l’artista viaggiava a Napoli dove aveva contatti con la “Scuola di Posillipo”, un gruppo di pittori propensi alla rappresentazione naturalista. In seguito, sempre negli anni Cinquanta, quando conosce la pittura di Camille Corot (1796-1875) e dei “Barbizonniers”, Costa lascerà definitivamente la pittura di Storia per dedicarsi al paesaggio; entrerà in rapporti con il gruppo fiorentino del "Cffè Michelangiolo" e con i Macchiaioli, divenendo amico di Vincenzo Cabianca e Giovanni Fattori.Pur formato in ambiente classicista, con pittori come Vincenzo Cammuccini e Francesco Podesti, Costa reagiva alla rigidità accademica ponendosi come rinnovatore nel panorama artistico di fine Ottocento, soprattutto nella pittura di paesaggio
La sua poetica paesaggistica, volta alla ricerca emotiva e coinvolgente del dato naturalistico, ispirerà nei primi trent’anni del Novecento il gruppo dei “XXV della Campagna Romana”.
Come qui racconta la storica dell’arte della Sovrintendenza Capitolina Arianna Angelelli, l’opera, conosciuta come “La Ninfa del bosco”, titolo prediletto dall'autore, o "Venere alla fontana”, o anche, “Alla fonte", è frutto di un lungo processo di rielaborazioni, cominciato nel 1862 e portato a termine attorno al 1897 circa.Nino Costa è stato un personaggio ribelle in ogni ambito della sua variegata attività; a metà Ottocento ha partecipato alle campagne garibaldine per la “Repubblica romana” e dopo l’Unità d’Italia ha rivestito la carica di consigliere comunale di Trastevere
Nino Costa, La Ninfa del Bosco (Alla Fonte), 1862-1897, olio su tela, 208x160cm., Galleria d’Arte Moderna, Roma - © Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - GAML’artista presenta in una grande tela di formato rettangolare che si sviluppa verticalmente, un nudo di donna all'interno di un bosco fatto di alti tronchi, un masso roccioso sulla sinistra e un'anfora a terra a destra. Tuttavia, la protagonista domina la scena occupando gran parte della composizione in primo piano, leggermente spostata sulla sinistra, raffigurata nell’atto di avanzare verso una pozza d’acqua sorgiva, che si intravede davanti ai suoi piedi.
“La Ninfa del bosco” fu acquistato nel 1926 dal Governatorato di Roma dal rappresentante legale delle figlie di Costa (Rosalinda e Georgia), Gian Francesco Guerrazzi, nell'ambito delle manifestazioni per il Centenario di nascita del padre. L’acquisto appagava un desiderio espresso dal pittore, che mai volle separarsi dall’opera nella speranza di vederla esposta nelle collezioni della sua città natale. Il dipinto, infatti, venne esposto nella retrospettiva dedicata all'artista organizzata in Campidoglio nel 1927.La Venere dalle carni perlacee leva le braccia a tenere le lunghe chiome ramate che scendono sulle spalle, mentre piega leggermente la gamba sinistra

Galleria Mussolini a Villa Caffarelli in Campidoglio, 1931 - Archivio Fotografico Museo di Roma - © Archivio Fotografico Museo di Roma
Dal 1931, l’opera figura nella terza sala della “Galleria Mussolini” (I 100 anni della Galleria d’Arte Moderna di Roma) dedicata ai paesaggisti romani; qui resta fino al 1939, quando viene ceduta in deposito temporaneo alla “Galleria Nazionale d'Arte Moderna” di Roma.
L'idea iniziale della tela risale all'incontro di Costa con la modella Lionne nella foresta francese di Fontainebleau, nel 1862, notizia riferita dall'autore stesso nelle sue memorie pubblicate postume e avvalorata dal bozzetto per il quale posò la fanciulla dai fulvi capelli (Collezione privata, Pisa).
Nino Costa, Nudo di donna, Studio per "Alla fonte", 1880-‘97, matita, Galleria d’Arte Moderna, Roma - © Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - GAMDopo il ritorno in Italia, Costa continua a rielaborare l'immagine della Ninfa servendosi di varie modelle, fino a far prevalere la figura sul paesaggio; molti gli studi, soprattutto di gambe, che testimoniano il carattere idealizzante del dipinto, ormai lontano da ogni originaria espressione realistica.
Infatti, la posizione del corpo dalle forme aggraziate e morbide, evoca una linea ad “S”, tipica del nuovo linguaggio formale Simbolista messo a punto dai pittori per il nudo femminile.
A questo movimento si contrappone la posizione della gamba destra piegata pronta a sollevarsi per fare quel passo prima di immergersi, un attimo in cui alla sensazione di instabilità fisica si associata l’incertezza della sua decisione.La testa, le spalle e il busto sono inclinate verso sinistra mentre il bacino sporge verso destra su cui sembra gravare il peso sostenuto dalla stessa gamba tesa, che poggia saldamente sul terreno un po’ scosceso
William-Adolphe Bouguereau, La Nascita di Venere, 1879, olio su tela, 300x218cm., Museo d'Orsay, ParigiNell'iconografia della Ninfa, l'artista ricorre alla matrice Purista della pittura francese ottocentesca: interessante il raffronto con la " Venere Anadiomene" (1825-‘50) di Ingres (Museo del Louvre) e ancor più, con "La nascita di Venere" (1879), di William Bouguereau (Museo d'Orsay).
Inoltre, la Ninfa di Costa veniva ripresa in quegli anni nel dittico “Diana di Efeso e gli schiavi” e “La Gorgone e gli eroi” (1895-1899), dal giovane amico e collega Giulio Aristide Sartorio (Giulio Aristide Sartorio: un dittico, Diana e la Gorgone).
La voluta valenza Simbolista della Ninfa è suffragata anche dall'assunzione originaria del titolo "La France se rénouvelle toujours", in augurio alla rinascita della nazione dopo la disfatta francese del 1870.
Nel 1886, Nino Costa e l’amico Sartorio (Giulio Aristide Sartorio: Le vergini savie e le vergini stolte) avevano fondato a Roma “In arte libertas”, un movimento di artisti in polemica con l'arte ufficiale accademica fredda, ripetitiva e celebrativa. Sensibili ai valori sociali e documentari dell'arte, questi artisti anticipavano alcune idee delle avanguardie del Novecento accogliendo nel gruppo anche personalità straniere che apportarono una suggestiva mescolanza di stili e sensibilità.Per il lungo processo di elaborazione e di ricerca che si protrasse per oltre trent’anni in numerosi ripensamenti, Costa elesse "Alla fonte", esempio del giusto equilibrio raggiunto tra la figura umana e la natura, "suo manifesto pittorico
“In arte libertas” non era la prima e innovativa idea di Costa: nel 1870 aveva fondato un altro cenacolo, l’"Associazione Artistica Internazionale" e nel 1884, la “Scuola Etrusca”, sempre allo scopo di contenere il decadimento del gusto e di contrastare l'arte ufficiale sempre fedele a dettami politici in difesa ostinata della tradizione.
FOTO DI COPERTINA
Nino Costa, La Ninfa del Bosco (Alla Fonte), 1862-1897, olio su tela, 208x160cm., Galleria d’Arte Moderna, Roma