Luigi Vero Tarca. La tomba del Tuffatore

L'immagine invisibile e la verità indicibile

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Luigi Vero Tarca, intervistato in occasione dei cinquant’anni dalla scoperta della Tomba del Tuffatore, custodita a Paestum, parla di questo capolavoro dell’arte antica dal punto di vista filosofico.
Innanzitutto l’immagine del tuffatore è un’immagine disegnata appunto sul coperchio interno, destinata a restare chiusa per sempre, in teoria, quindi a non essere visibile da alcun essere vivente, perché visibile solo dalla parte del morto.
Un’immagine fatta quindi per non essere vista, che è da un certo punto di vista una contraddizione in termini: un’immagine invisibile è come un cibo non commestibile, un cibo fatto per non essere mangiato; così l’immagine invisibile è fatta per non esser vista dai viventi, ma solo dai morti. 
Da un punto di vista filosofico questo dimostra innanzitutto che gli antichi credevano ad una  vita dopo la morte, ma non come la intendiamo noi: dopo la morte si trattava di vedere se lo spirito si reincarnava, così abbiamo presso i Tibetani, presso i Buddhisti, il Libro tibetano dei morti, con le istruzioni affinché l’uomo non andasse verso una nuova nascita, così il Libro egiziano dei morti. 
Noi contemporanei non crediamo più a questo, perché per noi è vero solo ciò che è evidente e visibile, è vero solo ciò che è vivo; quindi lottiamo contro la morte, per l’immortalità. L’uomo punta all’immortalità, ma è in questione persino la negazione, ed ecco allora che in questa situazione 
 

possiamo pensare di essere noi quei viventi-morti che hanno bisogno di immagini per capire qual è la strada che ci porta verso una vita puramente positiva, piuttosto che in una ricaduta come dire nel samsara della vita dolente e mortale. 



Come possiamo parlare di una immagine invisibile, così oggi si può parlare di una verità indicibile. All’interno del linguaggio dei mortali, che è definito dalla morte, un messaggio diverso da quello mortale viene accolto secondo un senso mortale e quindi contrario a quello che esso vuole avere. 

Allora, anche la parola che annuncia in verità la perfetta gioia della vita, intesa dal mortale negante in forma negativa, viene assunta come una negazione della vita del mortale, e quindi a sua volta come qualcosa che riproduce in grande il samsara della vita mortale. L’ascolto della parola, di questa parola della filosofia, richiede una, come dire, una illuminazione capace di dare un nuovo significato a tutte queste parole. 



Luigi Vero Tarca (Sondrio, 1947) è stato professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è Direttore Emerito del Cestudir (Centro Studi sui Diritti Umani). Allievo di Emanuele Severino e studioso in particolare del pensiero logico-filosofico contemporaneo ha elaborato una proposta filosofica complessiva, basata sulla peculiare distinzione tra la differenza e la negazione, che è stata presentata in vari scritti tra i quali Differenza e negazione (Napoli 2001), La filosofia come stile di vita. Introduzione alle pratiche filosofiche (Milano 2003, con R. Màdera), Quattro variazioni sul tema negativo/positivo (Treviso 2006) e Verità e negazione (Venezia 2016, a cura di Th. Masini).