Ivano Dionigi. Senza barbari. Cosa sarà di noi?

Immigrazione: la lezione dell'antica Roma

Condividi

Ivano Dionigi, intervistato al Festival della Filosofia di Modena - Persona, parla del tema della sua lezione magistrale, tenuta il 14 settembre in Piazza Grande a Modena, dal titolo Senza barbari. Cosa sarà di noi?
Oggi arrivano questi uomini che noi consideriamo barbari, termine che dall’etimo greco significa chi non parla la nostra lingua, e nei prossimi anni arriveranno in quantità sempre maggiori. Come ci attrezziamo, si chiede Dionigi, di fronte a questa che è una vera e propria rivoluzione, un  cambiamento d’epoca?
Dal passato ci vengono due lezioni. La prima è contenuta in un passo negli Atti degli Apostoli, quello della Pentecoste, nel quale si racconta quando nello stesso momento tutti, giudei e gentili, si capivano parlando ognuno la propria lingua. Ciò che fa l’identità di un individuo, di un gruppo, di una nazione è la lingua, per cui imporre una lingua unica a tutti è, secondo Dionigi, un crimine contro l’umanità. Noi dobbiamo riuscire a capirci conservando e parlando ognuno la nostra lingua, ognuno di noi ha un proprio logos che deve essere messo in dialogo, che avviene quando la nostra parola si incrocia con quella degli altri. 

Una grande lezione ci viene dall’antica Roma, dove Romolo aveva costruito delle grandi mura in previsione di una grande popolazione, frutto della mescolanza di stirpe e di sangue, creando un asylum, un luogo inviolabile, dove chiunque entrava, libero o schiavo, doveva essere rispettato. 
L’intera storia di Roma è una storia di inclusione, politica, culturale e religiosa, che la differenzia dalle città greche, che, pur essendo state più colte e potenti, hanno fallito, perché hanno creato i barbari.   

E poi Dionigi ricorda i la grande lezione dello stoicismo e delll’universalismo stoico di Seneca, che in un passo di un’epistola dice che bisogna dare da mangiare all’affamato e salvare il naufrago. 

La pace che imponeva Roma non era una virtù etica, ma politica, ed costituisce per noi una grande lezione politica e se non vogliamo capirla per convinzione o per spirito umanitario, dobbiamo almeno capirla per utilità. L’Europa ha una grande storia, ma è destinata all’estinzione a causa del costante calo delle nascite, l’unica speranza di sopravvivenza per il nostro continente sta solo nei popoli che arrivano dalle altre parti del mondo. Per questo è necessario fare un patto tra la nostra grande storia e quelli che arrivano.  


Ivano Dionigi è professore di Lingua e Letteratura latina presso l’Università di Bologna e direttore del Centro studi “La permanenza del classico”. Attualmente Presidente del Consorzio Almalaurea, è stato Magnifico Rettore dell’Università di Bologna dal 2009 al 2015. La sua ricerca si è orientata su molteplici versanti; recentemente ha lavorato sulla fortuna dei classici nella letteratura e nella cultura italiana moderna e contemporanea, fornendo anche traduzioni d’autore, in particolare di Lucrezio e Seneca. Tra le sue pubblicazioni: Lucrezio, De rerum natura (Milano 1990); Poeti tradotti e traduttori poeti (Bologna 2004); Lucrezio. Le parole e le cose (Bologna 2005); Il presente non basta. La lezione del latino (Milano 2016); Quando la vita ti viene a trovare. Lucrezio, Seneca e noi (Roma-Bari 2018); Osa sapere. Contro la paura e l’ignoranza (Milano 2019).