Prometeo da servitore a padrone

Ivano Dionigi - Coniugare la tecnica con la filosofia

Ormai è un dato di fatto che la genetica, le neuroscienze e soprattutto l’intelligenza artificiale stanno invadendo e alterando la stessa natura dell’uomo. Ci avviamo verso un futuro in cui cambieranno radicalmente i nostri stili di vita. Ci troviamo ad un bivio senza segnaletica tra opportunità e rischi. 
Un tempo la filosofia generava la scienza e la tecnica aveva un ruolo ancillare rispetto a quest’ultima, mentre oggi c’è un totale ribaltamento: la tecnologia regna sovrana e la politica non riesce a governare la tecnica, con tutti i grandi problemi che ne conseguono.  
“Oggi la tecnica, che doveva servirci, ovvero Prometeo, ci sta superando, è cresciuto dentro di noi e più di noi. La crescita smisurata di Prometeo ci fa scontare una sorta di vergogna prometeica, ci fa sentire inferiori. L’uomo cresciuto con la macchina è minacciato dalla macchina, per cui oggi c’è molta filotecnia. Ma la filotecnia si coniuga con la filantropia?” 

Molti cercano di correre ai ripari combattendo contro la tecnologia, che in realtà è una forma avanzata di conoscenza, che ha allungato e migliorato la vita umana e che si muove nella grande rete del mondo. 
Ma questo linguaggio non è sufficiente, oltre al novum bisogna guardare al notum del passato, dei maestri e dei classici. 


“Oltre a dare risposte bisogna porsi delle domande e considerare la dimensione del tempo oltre a quella dello spazio, perché noi siamo tempo: dobbiamo concepire la vita non polarizzata sul presente, ma come un continuum tra la memoria e il progetto, che ci unisce ai trapassati ai nascituri. 
Pertanto, accanto a Prometeo apportatore del fuoco e delle arti bisogna dare il benvenuto a un’altra figura che è Socrate, il filosofo che, dopo la grande narrazione omerica, ha richiamato la filosofia dal cielo e l’ha introdotta nelle città, per occuparsi dei nostri problemi, inventando il dialogo. Socrate interrogava tutti e costringeva a dare risposte,  l’ars interrogandi è più importante dell’ars rispondendi e, a differenza di Prometeo che sa di sapere e ha un linguaggio specialistico che è quello della scienza, Socrate sa di non sapere e adopera un linguaggio comune. Bisogna far coesistere il linguaggio della tecnologia e il linguaggio della filosofia”. 

Biografia
Ivano Dionigi è professore di Lingua e Letteratura latina presso l’Università di Bologna e direttore del Centro studi “La permanenza del classico”. Attualmente Presidente del Consorzio Almalaurea, è stato Magnifico Rettore dell’Università di Bologna dal 2009 al 2015. La sua ricerca si è orientata su molteplici versanti; recentemente ha lavorato sulla fortuna dei classici nella letteratura e nella cultura italiana moderna e contemporanea, fornendo anche traduzioni d’autore, in particolare di Lucrezio e Seneca. Tra le sue pubblicazioni: Lucrezio, De rerum natura (Milano 1990); Poeti tradotti e traduttori poeti (Bologna 2004); Lucrezio. Le parole e le cose (Bologna 2005); Il presente non basta. La lezione del latino (Milano 2016); Quando la vita ti viene a trovare. Lucrezio, Seneca e noi (Roma-Bari 2018); Osa sapere. Contro la paura e l’ignoranza (Milano 2019).