Eva Cantarella. Storie dell'Odissea

Ritorno a Itaca: strage e riconoscimento

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Eva Cantarella, intervistata in occasione della prima edizione di Lezioni di Storia Festival, dal tema Il passato è il presente, che si è svolta Napoli dal 25 al 28 aprile del 2019, parla tema del suo intervento al Festival, dove ha rappresentato in teatro, insieme a Giovanna Bozzoli, una sintesi degli ultimi versi del poema omerico. 
Secondo Giambattista Vico, Omero è il primo storico della nostra civiltà, perché ai suoi tempi la memoria era trasmessa oralmente dai cantori, i poeti orali, che intrattenevano il pubblico raccontando storie di dei e umani nella Grecia preletterata, prima che venisse introdotta la scrittura alfabetica, mutuata dai Fenici.  La memoria non può essere trasmessa che dalla parola e in particolare dalla parola dei poeti e Omero è la fonte che ci consente di conoscere la Grecia del periodo precedente all’introduzione della scrittura, dal XII all’VIII secolo a.C. secoli nei quali i greci cambiano e i cambiamenti vengono riflessi dai poemi epici.

Nell’episodio dell’Odissea, Ulisse torna ad Itaca, uccide i Proci pretendenti di Penelope e riconquista il potere. È un episodio che descrive un momento molto importante nella storia dell’uomo omerico, è il momento del passaggio dalla cultura della vendetta al mondo del diritto, che è raccontato benissimo nell’episodio della strage, perché

Ulisse quando arriva nella sua reggia uccide tutti i Proci nella veste di eroe vendicatore, senza ascoltare ragioni. La logica della vendetta non prevede la considerazione di quello che oggi chiamiamo l’elemento soggettivo del reato, non lo prevede, perché l’eroe offeso nell’onore deve riconquistarlo. Ulisse però uccide anche alcuni suoi dipendenti, ma non tutti, solo quelli che sono colpevoli, rappresentando per questo sia l’eroe antico, sia l’eroe moderno, che è quello che ha elaborato delle nuove idee, come il fatto che l’essere umano si autodetermina, che è in grado di controllarsi, che le azioni umane possono essere volontarie o involontarie. 

Non è volontaria per esempio l’azione che viene compiuta per eseguire un ordine superiore o per volontà degli Dei. Ulisse ha questa idea e decide di punire solo quelli che hanno agito volontariamente, perché mentre uccide i Proci sta amministrando la giustizia domestica applicando l’etica della responsabilità, che è ancora alla base della nostra etica e del diritto moderno, per cui si risponde solo delle azioni volontarie.


Eva Cantarella ha insegnato Istituzioni di Diritto romano e Diritto greco antico all’Università Statale di Milano. Ha insegnato anche in molte università e istituzioni italiane e straniere, tra le quali la New York University, l’Università di Austin Texas, quelle di Varsavia, Atene, Granada, Barcellona e Santiago de Compostela. È autrice di oltre venti libri. Ha pubblicato oltre centocinquanta articoli su riviste scientifiche e opere collettanee italiane e straniere. Collabora da molti anni alle pagine culturali del Corriere della Sera.