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Fabio Frosini. Il pensiero filosofico di Leonardo 

La fondazione di una scienza nuova

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Fabio Frosini, intervistato in occasione del Convegno Decodificare i codici di Leonardo, che si è tenuto a Firenze dal 10 al 12 ottobre 2019, al Kunsthistorisches Institut in collaborazione con il Museo Galileo, sostenuto dal Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e organizzato da Alessandro Nova e Paolo Galluzzi, parla del pensiero filosofico di Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze, 1452 - Amboise 1519). 
Leonardo non fu filosofo di mestiere, la sua è una personalità abbastanza singolare sia dal punto di vista della storia delle idee che della storia della scienza, una personalità  che può sembrare apparentemente comune dal punto di vista del mondo delle botteghe della Firenze degli anni Settanta del XV secolo, ma se si analizza il modo in cui Leonardo lavora a partire dagli anni Ottanta appare una sua originalità, perché Leonardo comincia a studiare latino, matematica, geometria, cosa che non facevano tutti gli artisti del suo tempo. 
Leonardo può essere definito un filosofo sospeso tra due mondi, non fu filosofo accademico ma nemmeno è riducibile al mondo delle botteghe fiorentine del tempo. 
Considerato inizialmente un pittore e un teorico della pittura, quando, a partire dal XIX secolo, si iniziano a studiare i suoi manoscritti, comincia una lettura enciclopedica della sua produzione: Leonardo è uno scrittore nei cui manoscritti si trovano tutti i saperi che sono stati sviluppati successivamente. Leonardo Olschki, che studia la letteratura scientifica in volgare nel Rinascimento, distrugge la figura di Leonardo scienziato e Benedetto Croce in una conferenza nega che Leonardo si possa definire un filosofo, naturalmente in base alla sua concezione della filosofia. In seguito Giovanni Gentile in un’altra conferenza, pur non citando Croce, ne accetta le premesse, ma sostiene che Leonardo è un pensatore perché ha delle idee sul mondo. 
Nel contesto del Rinascimento Leonardo non è una figura così straordinariamente isolata, dal momento che il Rinascimento si caratterizza per tutta una serie di personaggi che lavorano fuori dalle università e questo porta ad un rivoluzionamento profondo delle forme di costruzione del sapere e all’interno di questo contesto si può capire la sfida di Leonardo nei confronti di figure come Leon Battista Alberti o Marsilio Ficino, che avevano maggior cultura di lui, per essere alla loro altezza, costruendo una nuova scienza. 
Leonardo quando comincia a costruirsi una biblioteca, si rivolge al mondo dei trattati universitari e fa propria una certa tradizione trecentesca della prospettiva per andare verso una conoscenza scientifica più approfondita. 

Leonardo si interessa alla prospettiva naturale, che è la scienza della visione, arrivando ad una teoria della prospettiva di matrice neoplatonica, che mostra come la realtà sia percorsa da un’energia originaria, che è la luce che, illuminando, crea tutta la varietà della realtà. Leonardo fa propria l’idea di natura, come sorgente continua di forme, percorsa da energie che dall’interno la animano e comincia quindi a trattare la natura secondo quest’approccio neoplatonico ed ermetico.

Leonardo aveva presente anche il modello della tradizione baconiana secondo la quale l’intera realtà può essere studiata attraverso la prospettiva, perché la prospettiva spiega non solo come si trasmettono le forme visibili, ma anche come, secondo le stesse regole, si trasmettono gli effetti e le energie, pure quelle di carattere magico. Quindi tutti gli effetti che sono in natura possono essere spiegati attraverso le regole della diminuzione prospettica. 

Leonardo tenta pertanto di riorganizzare l’intero sapere secondo questo modello prospettico ed in questo senso si può parlare della sua scienza come di una scienza nuova. 


Il punto di svolta fondamentale in questo tentativo di Leonardo di costruire una scienza nuova sta nel momento in cui egli si rende conto che questo progetto non può essere realizzato, cioè che questa scienza nuova è intimamente aporetica, non può giungere fino alla sua compiuta realizzazione. Leonardo tenta di applicare il metodo prospettico alla natura, ma lo fa sulla base di un’idea di natura che non è quella che usavano i prospettici, ma è produttrice di forme di carattere ermetico e quindi non pienamente misurabile. Spirito è una parola di Leonardo, che rappresenta tutto quell’aspetto della realtà che è al di fuori della misurabilità. Leonardo che si trova a scontrarsi con questa difficoltà insormontabile  e tra l’inizio del XVI secolo e il 1508 scrive una serie di appunti in cui tenta di dare una risposta a questa difficoltà, ribaltando la domanda stessa: se questa energia non può essere misurata allora è come se non esistesse e noi allora stiamo tentando di spiegare ciò che misuriamo sulla base di qualcosa di incommensurabile, ma questo qualcosa probabilmente è nulla, nel senso che non appartiene alla realtà.

Leonardo si interroga su che cosa sia il nulla ed è interessante vedere come negli ultimi appunti di pittura e nelle riflessioni di filosofia naturale questa riflessione produce una serie di effetti. Egli studia la natura in maniera descrittiva, narrativa perché essa non è più immediatamente traducibile in termini matematici, attraverso un paziente lavoro di avvicinamento alla sua varietà. 

Leonardo fu filosofo nel senso che tentò di ripensare una serie di temi di carattere filosofico e scientifico in maniera originale, fallendo però in questo tentativo, ma oggi possiamo riconoscere che fu un autore originale. Il punto di svolta nell’interpretazione del pensiero di Leonardo fu il 1952, cinquecentenario della nascita, in cui ci furono moltissimi convegni e la pubblicazione del libro di Cesare Luporini, La mente di Leonardo, che si confronta con Olschki con Croce e con Gentile e che inaugura un modo nuovo più storico di studiare il grande genio del Rinascimento.  

Fabio Frosini è ricercatore di Storia della filosofia presso l’Università di Urbino. È direttore della Ghilarza Summer School – Scuola internazionale di studi gramsciani, membro della commissione scientifica per l’Edizione Nazionale degli Scritti di Antonio Gramsci, del comitato dei garanti e del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci di Roma e del direttivo della International Gramsci Society – Italia. Dal 2018 è membro della Commissione per l’Edizione Nazionale dei Manoscritti e dei Disegni di Leonardo da Vinci. Si occupa di storia della filosofia del Rinascimento e di questioni inerenti alla teoria marxista.
Fra le sue pubblicazioni: Gramsci e la filosofia. Saggio sui Quaderni del carcere (Roma 2003), Da Gramsci a Marx. Ideologia, verità e politica (Roma 2009), La religione dell’uomo moderno. Politica e verità nei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci (Roma 2010), Vita, tempo e linguaggio (1508-1510). L Lettura Vinciana - 17 aprile 2010 (Firenze 2011), Maquiavel o revolucionário (São Paulo 2016).
Insieme ad Alessandro Nova ha curato il volume Leonardo da Vinci on Nature. Knowledge and Representation (Venezia 2015).
Recentemente ha curato, insieme a Giuseppe Cospito e a Gianni Francioni, il volume Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica diretta da Gianni Francioni, 2: Quaderni miscellanei (1929-1935), tomo 1 (Roma 2017), «Artefiziosa natura». Leonardo da Vinci dalla magia alla filosofia, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2020.