Bruno Moroncini. Il pensiero di Jacques Lacan 

Psicoanalisi, filosofia e politica  

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Bruno Moroncini, intervistato all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici il 15 ottobre del 2020, parla dello psicoanalista, psichiatra e filosofo francese Jacques Lacan.
Lacan è stato uno psichiatra che alla fine degli anni ‘40 si è avvicinato progressivamente alla psicoanalisi, imponendosi all’attenzione soprattutto attraverso il suo seminario di insegnamento per analisti. 
Lacan non fa solo un discorso interno al campo analitico, ma dialoga con la cultura della propria epoca, con la letteratura e la filosofia, per esempio il Surrealismo, allargando moltissimo il campo della psicoanalisi e rendendolo fruibile anche dai  on addetti ai lavori. È un pensatore che fa incursioni di grande portata in ambito filosofico, dando contributi di comprensione degni dei grandi storici della filosofia ad aspetti della tradizione filosofica.
Moroncini ha scritto il saggio Lacan politico, pubblicato nel 2014 da Cronopio, perché molti pensatori hanno incominciato a utilizzare Lacan per elaborare una nuova teoria politica: dopo la crisi dei due modelli prevalenti del XX secolo, comunista e liberaldemocratico, alcune categorie lacaniane elaborate nel campo della psicoanalisi sono apparse a molti utilizzabili anche in ambito politico. Si pensi a filosofi come Slavoj Žižek, Alain Badiou o Ernesto Laclau, autore di un libro intitolato La ragione populista, che ha utilizzato Lacan per dire che, rispetto al modello classico dell’antagonismo politico, alcuni concetti lacaniani, come quello di significante vuoto, permettevano di unificare le varie istanze antagonistiche al capitalismo senza necessità di ricorrere al modello autoritario del comunismo storico. 

Lacan dedica un seminario alla questione del transfert, proponendo la lettura di un testo classico della tradizione filosofica, il Simposio di Platone, un dialogo sull’amore, analizzando in particolare il personaggio che incarna il desiderio allo stato puro, Alcibiade, che è affascinato da Socrate in quanto è agitato dal fatto che desidera ma senza sapere perché desidera e crede che Socrate possa aiutarlo. Si crea tra i due un rapporto simile a quello tra analista e paziente, con il paziente, Alcibiade, che cerca di sedurre l’analista, Socrate, che non si lascia sedurre ma tenta di interpretare il desiderio di Alcibiade.  È la prima volta che uno psicoanalista, per spiegare un concetto tipico della psicoanalisi, ricorre ad un grande testo della tradizione occidentale, con la doppia conseguenza di costringere gli psicoanalisti a leggere i filosofi e di far emergere dal testo platonico una serie di aspetti che l’interpretazione filosofica tradizionale non era stata in grado di mostrare. 


Bruno Moroncini ha insegnato Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Salerno. Tra le sue pubblicazioni: La comunità e l’invenzione (Cronopio, 2001); Il sorriso di Antigone. Frammenti per una storia del tragico moderno (Filema, 2004); Sull’amore. Jacques Lacan e il Simposio di Platone (Cronopio, 2005); Il discorso e la cenere. Il compito della filosofia dopo Auschwitz (Quodlibet, 2006); L’autobiografia della vita malata (Moretti & Vitali, 2008); Walter Benjamin e la moralità del moderno (Cronopio, 2009); Gli amici non si danno del tu (Cronopio, 2011); Il lavoro del lutto: materialismo, politica e rivoluzione in Walter Benjamin (Mimesis, 2014); L’etica della cenere. Tre variazioni su Jacques Derrida (Inschibboleth, 2015), Perdono, giustizia, crudeltà. Figure dell’indecostruibile in Jacques Derrida (Cronopio, 2016).