Il moralista Vauvenargues 

Una pedagogia per diventare uomini 

Nel video Marco Lanterna presenta Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues (Aix-en-Provence 1715 - Parigi 1747).

Vauvenargues è tra i grandi moralisti di Francia il più simile a un masso erratico. Scrisse tutte le sue opere prima dei trent’anni, senza cincischiare tra pose o correnti, bensì mirando con l’infallibilità di un classico a quel lettore ideale, affine per animo, ancorché disperso nel tempo, che non coincide quasi mai col pubblico immediato e volgare. Sicché la sua pagina ricorda uno di quei vini da meditazione, potenti e ricchi di sentori; non ha cioè l’éclat di spuma e bollicine di tanta letteratura francese a lui coeva. Leggendo Vauvenargues, si resta stupefatti, non tanto per la sodezza degli argomenti o la virilità dello stile, ma per come agisce su di noi: stupiamo e arrossiamo anzitutto di noi stessi: di non saper più scorgere – dietro la caligine del mondo – quel numinoso sentire che pur a tratti ci appartiene. 

Come abbiamo potuto dimenticarlo? Viveri orbi di tanta luce e bellezza? Vauvenargues ce lo ricorda. Egli, simile a un perfettissimo bodhisattva, rinuncia a salvare sé per salvare noi: lui resta con noi.


Di Vauvenargues oggi si apprezzano perlopiù le massime e riflessioni, eppure l’opera a cui egli tornava sempre - secondo la testimonianza degli amici - e per la quale aveva una vera predilezione, sono i Consigli a un giovane per diventare uomo. In questo manuel de civilité nel senso più alto e rarefatto, Vauvenargues rinverdisce, alla sua maniera, un genere antico e nobile: quello dell’institutio, tanto che alcuni critici considerano tali scritti pedagogici di Vauvenargues tra i suoi più belli.

Per concludere bisogna riconoscere che il moralista e filosofo Vauvenargues - il divino Vauvenargues - innalza tutta la specie umana e quasi ci fa inorgoglire di essere ancora uomini.


Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues (Aix-en-Provence, 1715 – Parigi, 1747), di famiglia nobile ma dissestata, fu ufficiale nelle truppe regie, combattendo nella campagna d’Italia del 1735. Nel 1741 prese parte alla campagna di Boemia, dove, nella ritirata da Praga, gli si congelarono le gambe. Domandò quindi d’entrare nella diplomazia, ma già sfigurato dal vaiolo, dovette rinunciare, dimettendosi anche dall’esercito. Visse allora oscuramente a Parigi, perlopiù scrivendo, confortato dalla sola amicizia di Voltaire e Marmontel. Nel 1746 pubblicò anonima l’Introduzione alla conoscenza dello spirito umano con l’aggiunta di Riflessioni e massime, opera che, inosservata al suo apparire, di fatto ne è il testamento filosofico.


Marco Lanterna, Milano 1973, vive tra Milano e Nizza. È pensatore indipendente, estraneo all’accademia. Ha curato volumi di Anacleto Verrecchia (La catastrofe di Nietzsche a Torino; Il mastino del Parnaso; Il cantore filosofo) e di Sossio Giametta (Il mago del Sud; Capricci napoletani). È inoltre traduttore e postillatore di moralisti (Damien Mitton, Vauvenargues, Pierre Nicole, madame Lambert), oltreché critico letterario e pubblicista. La sua filosofia più personale è nel Peisithanatos. Trattato della buona estinzione (2021).