Per Dante - Inferno

Il commento del critico Giuseppe Patota e tante letture eccellenti

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Il linguista Giuseppe Patota ci accompagna tra i versi dell'Inferno di Dante Alighieri nel suggestivo scenario degli affreschi dei Nazareni della Sala Dante del Casino Giustiniani Massimo in Roma. Rendono omaggio al capolavoro dantesco alcuni lettori eccellenti: introduce l'attore Claudio Santamaria, mentre gli ultimi versi della cantica sono affidati al poeta Valerio Magrelli. Piera Degli Esposti ha scelto per sé il V canto, Paolo e Francesca, mentre una suggestiva lettura del canto di Ulisse è affidata a Umberto Veronesi e a Gian Luigi Beccaria, ed Ennio Morricone affronta l'inquietante figura del conte Ugolino. Leggono inoltre Francesco Piccolo, Antonio Debenedetti, Igiaba Scego, Chiara Valerio e Stefano Petrocchi.

Inferno - Incipit

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant' è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.

Io non so ben ridir com' i' v'intrai,
tant' era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m'avea di paura il cor compunto,

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de' raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.


Dante Alighieri, considerato il padre della lingua italiana nonché pilastro della letteratura mondiale, nacque a Firenze tra il 21 maggio e il 21 giugno del 1265. La sua opera più importante, la Comedìa, conosciuta come la Divina commedia e composta tra il 1306 e il 1321, è letta e studiata in tutto il mondo e rappresenta probabilmente la più importante testimonianza della letteratura medievale e del dolce stil novo. Tra le sue altre, magistrali e celeberrime opere ricordiamo: la Vita Nova, composta tra il 1292 e il 1293, dedicata all'amore per Beatrice e che comprende il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare; il Convivio, composto tra il 1303 e il 1308, in cui emerge il ruolo civile della letteratura; il De vulgari eloquentia, trattato composto in latino tra il 1303 e il 1304 in cui Dante difende la dignità e l'importanza della lingua "volgare"; e De monarchia, opera composta tra il 1310 e il 1313 in cui convergono tutto il suo pensiero e la sua filosofia politica. Muore a Ravenna, in esilio dalla sua amata Firenze, nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321.