Dario Ferrari, La ricreazione è finita

Premio Mastercard 2023

Dario Ferrari con La ricreazione è finita, Sellerio, ha vinto la quarta edizione del Premio Mastercard.

“Quella di Ferrari è una perfetta macchina narrativa che, pagina dopo pagina, trasporta un giovane inetto dei nostri giorni a fare ricerche su un terrorista degli anni settanta. Vicende minime quotidiane si intrecciano a un periodo della storia italiana poco rappresentato, tanti sipari si alzano, nulla alla fine è come appare. Ma, più che in altri romanzi, l'irriverente gioco di magia della letteratura ci emoziona, e ci costringe a riflettere” commenta Sebastiano Nata.

Dario Ferrari, che vince 10.000€, ha deciso poi di devolvere il premio in solidarietà a Progetto Rwanda (per l’istruzione dei ragazzi in quel paese) che riceverà 40.000€, mentre le altre Ong (Busajo NGO, Caritas, Operation Smile, Save the Children) riceveranno 20.000€ ciascuna.

“Sono ancora incredulo:mi sento un po’ un imbucato in mezzo a tanti scrittori e scrittrici che ammiro. Non pensavo che questo libro, comico e in un certo senso politico, potesse riscuotere questo consenso. Sono felice in particolare al pensiero di essere stato premiato da una giuria di questo livello e anche di essere stato un anello nella catena di beneficenza che questo premio permette di realizzare, con il benemerito intento di dare alla letteratura un corrispettivo concreto e solidale” dice Dario Ferrari.

Al centro di La ricreazione è finita di Dario Ferrari (Sellerio, 2023) c’è il dottorato di ricerca di Marcello Gori, viareggino trentenne, che concorre a Pisa per non finire a lavorare nel bar del padre. Sembra un’impresa senza speranza, ma Marcello vince il posto e il professor Sacripanti gli assegna uno studio su Tito Sella, autore di due libri, morto in carcere dopo una condanna per terrorismo. Più Marcello studia Tito, più si sente Tito: comincia a coltivare non solo la tensione verso un mondo migliore ma anche l'inclinazione amorosa verso un tipo di donna da cui non pensava di poter essere attratto. Nel romanzo di Ferrari si parla con ironia e tristezza dei meccanismi dell’università italiana, ridotta a una guerra di potere che stritola i più puri; dei terroristi degli anni settanta, immaginando una Brigata Ravachol, composta da un gruppetto di Viareggio che vorrebbe reagire pacificamente all’ingiustizia sociale e finisce per essere travolta dal proprio insperato successo; del limbo in cui si aggirano i trentenni di oggi; della provincia italiana e della sua distanza dalla Storia e infine di Parigi, da sempre considerata culla della politica ma ultimamente scesa parecchio in basso da questo punto di vista. 

Da noi in provincia è diverso: qui i fatti della storia arrivano già disinnescati, per cui già alla prima volta sono una parodia (o una commedia nera, una fantasima), e la seconda volta si presentano come velleità abortite. E la velleità abortita, modestamente, c’est moi.


Dario Ferrari è nato a Viareggio, ha studiato filosofia a Pisa dove ha conseguito un dottorato di ricerca. Ha esordito nella narrativa con La quarta versione di Giuda (2020).