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    I grandi direttori: Igor Markevitch (I)

    L'Orchestra Sinfonica e il Coro di Torino della Rai

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    Nel 1983, per celebrare il cinquantesimo anniversario della nascita dell'Orchestra Sinfonica e del Coro di Torino della Rai, viene realizzato il documentario Omaggio a un'orchestra. Vi si racconta la preparazione di un concerto in cui sarà eseguita la sinfonia n. 9 in re minore op.125 di Beethoven. In un estratto da quel documentario, il direttore Igor Markevitch racconta la propria esperienza professionale e umana con l'Orchestra Sinfonica di Torino.

    Nato a Kiev nel 1912, Igor Markevitch fu una figura estremamente complessa, quanto carismatica. Si trasferì nell’Europa occidentale, con la famiglia, fin dal 1916: prima a Parigi, poi, allo scoppio del primo conflitto mondiale, nella neutrale Svizzera. Di nuovo a Parigi, all’età di quattordici anni approfondì gli studi musicali con Alfred Cortot e Nadia Boulanger, mentre a diciassette ricevette una committenza (la prima) da parte di Sergej Djaghilev, impresario, creatore e direttore dei Ballets Russes: il Concerto pour piano, eseguito al Covent Garden di Londra il 15 luglio 1929. Sotto la guida di Nadia Boulanger, si applicò, soprattutto, all’analisi delle sonate di Beethoven e delle cantate di Bach.

    Markevitch alternò la composizione alla direzione d'orchestra e all’insegnamento. Coltivò una profonda amicizia con Jean Cocteau, sposò in prime nozze Kyra Nijinskij, figlia del leggendario ballerino, e in seconde la nobildonna romana Topazia Caetani. Intrattenne rapporti con molti dei più stimolanti intellettuali del Novecento, come si evince dalla sua fittissima corrispondenza con musicisti, scrittori, filosofi, pittori: Georges Auric, Samuel Barber, Benjamin Britten, Alfredo Casella, Aaron Copland, Luigi Dallapiccola, Giorgio Federico Ghedini, Gianfrancesco Malipiero, Francis Poulenc, Igor Stravinsky, Misia Sert, Leonard Bernstein, Karl Bohm, Herbert von Karajan, Hermann Scherchen, Mstislav Rostropovič, Daniel Baremboim, Simone de Beauvoir, Nikolas Nabokov, Benedetto Croce, Salvador Dalì, Oscar Kokoschka, Pablo Picasso.

    Markevitch fu molto legato al nostro Paese: aveva acquisito la cittadinanza italiana e, durante la Seconda Guerra Mondiale, combatté tra le fila della Resistenza.

    La maggioranza degl’italiani ignora quanti gesti odiosi il fascismo abbia compiuto in loro nome., cosa che ha profondamente falsato l’opinione mondiale sul carattere italiano; ne consegue un tragico malinteso che rende particolarmente delicata oggi [1948] la ripresa dei rapporti con l’esterno
    Igor Markevitch

    Lavorò al Maggio Musicale Fiorentino e all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, oltreché con le Orchestre Sinfoniche di Roma e di Torino della Rai. All’estero, diresse il Royal Opera House, il Covent Garden di Londra, l'Orchestra Sinfonica di Stoccolma, l'Orchestre Symphonique de Montréal, l'Orchestre Philharmonique de Monte Carlo e i Wiener Philharmoniker.
    Markevitch fu anche docente. Insegnò presso i conservatori di Salisburgo, Città del Messico, Mosca e al Mozarteum di Salisburgo, durante il celebre festival estivo.

    L’Orchestra Sinfonica e il Coro di Torino della Rai
    Preceduta da ensemble non stabili, l’Orchestra di Torino dell’EIAR nacque dopo aver assorbito il complesso di Milano. La programmazione iniziò nel 1932, ma la prima stagione regolare fu quella del 1933, inaugurata il 6 gennaio da Ottorino Respighi nelle vesti sia di direttore, sia di compositore. I primi responsabili artistici, che si spartirono gli oneri e gli onori di ricchissimi cartelloni, furono tre: Ugo Tansini, specialista del repertorio operistico, Arrigo Pedrollo, compositore, dotato di un forte bagaglio professionale nazionale e internazionale, e Alceo Toni, convinto sostenitore del potere educativo della radio.

    Fin dagli esordi, tra i direttori ospiti figurarono personalità d’indiscusso prestigio: Richard Strauss, Igor Stravinsky, Victor De Sabata, Otto Klemper, Hermann Schrerchen. In seguito, Igor Markevitch, Wilhelm Furtwängler, Georges Prêtre, Bruno Maderna, Herbert von Karajan, Sergiu Celibidache, Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli. Nel 1946, sul podio dell’orchestra sabauda salì l’uomo che l’avrebbe forgiata per oltre venti anni: Mario Rossi, allievo di Respighi e pupillo di Arturo Toscanini. Per il coro, alter ego di Rossi fu Ruggero Maghini, direttore dal 1950.

    Rossi rivelò immediatamente una particolare sensibilità nei confronti della musica contemporanea. Il concerto d’esordio comprendeva, oltre alla Sinfonia n. 2 di Beethoven, opere di Maurice Ravel e di Manuel de Falla. Poco dopo, diresse il Magnificat di Petrassi e la Sinfonia n. 4 di Gustav Mahler; nel 1948, portò per la prima volta in Italia il Concerto n. 3 per pianoforte di Béla Bartók e, poi, Gian Francesco Malipiero e Luigi Cortese. Nel 1952, Rossi fu insignito del “Premio Arnold Schönberg” proprio per la sua attività al servizio della nuova musica. Nel 1960, arrivò, invece, all’orchestra e al coro, il “Premio Viotti d’Oro” per le memorabili tournée (fin dal 1947) in Inghilterra, Belgio, Svizzera, Francia, Polonia, Germania, Austria.

    Coi propri professori il Maestro instaurò un legame solido, sia professionalmente che affettivamente. Una relazione ben rappresentata in un articolo del “Radiocorriere” del 1969, pubblicato a pochi mesi dal congedo di Mario Rossi:

    Il Maestro Rossi parla con entusiasmo dei suoi professori quasi fossero suoi figli. Da ogni frase del maestro si avverte l’amore che li unisce e si capiscono presto i motivi fondamentali della omogeneità, dello spirito di corpo, della fedeltà di questi musicisti che a Torino, davanti ai microfoni della radio e della televisione, si sono formati nel corso degli anni una sensibilità per così dire familiare, sempre affiatati, in un’atmosfera di cameratismo
    Luigi Fait, critico musicale