La collezione della
Galleria d’Arte Moderna (GAM) di
Roma Capitale vanta oltre tremila opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni, un patrimonio prezioso per la storia del collezionismo e della cultura artistica dell'
Urbe sullo scorcio dell’Ottocento e lungo la prima metà del Novecento. Le opere provengono da successivi e continuativi acquisti operati dal
Comune di Roma presso le più importanti rassegne espositive nazionali e da donazioni private che in alcuni casi hanno incrementato la collezione con fondi consistenti di uno stesso artista (
I 100 anni della Galleria d'Arte Moderna di Roma).
Lo Speciale
Ottocento alla GAM di Roma presenta due dipinti e due sculture emblematiche della cultura artistica tardo ottocentesca italiana e in particolare romana, raccontate dalla
Storica dell’arte della
Sovrintendenza Capitolina Arianna Angelelli, in brevi ed efficaci pillole che valorizzano l'opera di artisti importanti e poco conosciuti al vasto pubblico.
La Cleopatra (1882) dello scultore
Gerolamo Masini, acquistata nel 1883 in occasione dell’
Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma, fa parte del primo nucleo della collezione capitolina di “opere moderne”; la scultura è emblematica per il diffuso gusto per l'Oriente che caratterizza la cultura artistica ottocentesca.
La Ninfa del Bosco (1862-1897) di
Nino Costa, opera elaborato per più di trent'anni, viene considerata dall'artista il suo manifesto pittorico; infatti, il grande dipinto è sia esemplificativo della ricerche Realiste di metà Ottocento compiute da Costa sul paesaggio, sia dei nuovi stilemi Simbolisti di fine secolo, applicati alla bella figura femminile in posa sinuosa.
Il trittico
Le vergini savie e le vergini stolte (1890-1891) di
Giulio Aristide Sartorio, invece, nella ripresa dei modelli del Tre-Quattrocento, si rifà ai dettami del Preraffaellismo inglese, allora molto voga in Italia; inoltre, l'opera è un cardine dell'attività dell'artista in quanto segna un passaggio molto prossimo al Simbolismo maturo.
Ritratto di Anna Gemito (1886), busto in terracotta che lo scultore
Vincenzo Gemito dedica alla moglie, è uno dei pezzi più significativi che la donna ispirò all'artista, capace di una grande modernità espressiva avvalorata anche dall'uso di un materiale molto caldo.