Aureliano

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L'anarchia militare

Aureliano

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Nel III secolo d. C. l’impero romano è scosso da una crisi che ne anticipa la fine dell’unità. Una crisi innescata da pesanti epidemie, ma soprattutto dai barbari che premono ai confini dell’Impero. E’ il periodo dell’anarchia militare: l’esercito sceglie imperatori-soldato, uomini determinati che Aurelio Vittore descrive come “privi di una nobile educazione umana, ma abituati alle fatiche dei campi e della guerra”.

Nel 270 d. C. Lucio Domizio Aureliano viene eletto imperatore per acclamazione dalle legioni di stanza a Sirmio nell’attuale Serbia.

Figlio di contadini della Pannonia, Aureliano è un soldato, amato dai suoi commilitoni, che lo chiamano manus ad ferrum, pronto a dar di spada.  Seguendo una politica di messa in sicurezza delle fortificazioni cittadine, Aureliano a Roma ordina l’inizio della costruzione delle Mura che prendono il suo nome: le Mura Aureliane. La  nuova cinta muraria si adegua a contenere le reali dimensioni della città che avevano superato le vecchie mura serviane. Una cinta in opera laterizia, lunga quasi 19 km, con le sue porte in travertino, che, ancora oggi, è la più estesa e meglio conservata fortificazione del mondo classico. Un cantiere aperto per quattro anni e un poderoso impegno economico  per  riaffermare la centralità di Roma e dell’Italia. Ma il vero nemico da combattere per difendere l’Impero è ai confini.

Ad Occidente, Tetrico, il governatore dell’Aquitania, ha fondato l’Impero delle Gallie; a Oriente Zenobia, carismatica regina di Palmyra, ha costituito il regno autonomo di Siria.

Aureliano sconfigge entrambi e sancisce il ritorno dei territori secessionisti sotto il controllo di Roma. Sarà nominato per questi meriti Restitutor Orbis, restauratore del mondo. Ma nel 275 d.C., dopo soli cinque anni di comando, mentre prepara una campagna contro i Parti, l’imperatore Aureliano viene ucciso a Bisanzio in una congiura inspiegabile e lascia il Senato e l’esercito in estrema difficoltà per la sua successione.