Addio a Eugenio Allegri, maestro della Commedia dell' Arte

Addio a Eugenio Allegri, maestro della Commedia dell' Arte

L'improvvisa scomparsa a 66 anni

Addio a Eugenio Allegri, maestro della Commedia dell' Arte
È davvero una brutta notizia quella dell' improvvisa scomparsa di Eugenio Allegri a soli sessantasei anni.  Nato a Collegno il 21 febbraio 1956, Eugenio Allegri ha navigato a lungo sui palcoscenici di tutta Italia. All'inizio della sua carriera divenne uno dei principali esperti italiani di Commedia dell'Arte, ma è soprattutto noto per aver  dato  vita al suo "cult", Novecento, il personaggio del monologo di Alessandro Baricco con la regia di Gabriele Vacis, che dal 1994 sino a poco tempo fa aveva continuato a interpretare e che in tanti hanno visto e non hanno dimenticato.
 

Dopo aver mosso i primi passi nel teatro, si iscrisse nel 1977 alla Scuola di teatro "Alessandra Galante Garrone" di Bologna, diplomandosi nel 1979. Inoltre, partecipò al primo stage di commedia dell'arte  tenuto in Italia nel 1978 da Jacques Lecoq, prendendo poi parte a numerosi spettacoli di Leo De Berardinis.

Nel 2009, Allegri aveva riaperto il Teatro Carignano di Torino appena restaurato come protagonista dello Zio Vanja di Anton Čechov, diretto da Gabriele Vacis, che nel 2012 lo scelse anche per Rusteghi di Goldoni. Nel 2016 aveva accettato la sfida di Dario Fo di dirigere il giovane e talentuoso Matthias Martelli - che di Fo è non solo allievo, ma erede naturale – in una nuova straordinaria versione di Mistero Buffo

Al cinema fu diretto da registi come Marco Ponti, Carlo Lizzani, Marco Tullio Giordana, Mario Martone.
 

Eugenio è stato un attore poeta. Emanava un fascino speciale, unico, perché era capace di esercitare la forza di seduzione della recitazione senza adoperare mai la forza. Adoperava solo la dolcezza, perfino quando gli capitava di interpretare “i cattivi”. Quando lo vedevi in scena ti ritrovavi dinnanzi a un artista che immediatamente percepivi come un potenziale “protagonista”, ma insieme lo percepivi anche come se si fosse smarrito, come se la sua timidezza lo avesse portato al centro della scena per caso. Un po’ come succedeva in tanti film di Chaplin, quando Charlot si ritrovava al centro dell’attenzione per un qualche accidente. Era chapliniano, Eugenio, ma c’era qualcosa in lui anche di Gogol. E questo gli donava una qualità molto rara in un attore: la grazia» Dire che era dotato di grazia, per me è il più grande complimento che si possa fare ad un attore. Amava far ridere, amava i clown e la commedia dell’arte, della quale era un vero esperto e maestro. Era un attore straordinario che sapeva tenere insieme il carisma dei grandi personaggi, con la tenerezza del “suo” personaggio
Valerio Binasco,  direttore artistico dello Stabile di Torino



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