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Biennale Arte 2019: "Heirloom" di Larissa Sansour

Un cimelio di famiglia post-apocalittica al padiglione della Danimarca

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  Il padiglione danese nella 58esima Esposizione Internazionale, Biennale Arte 2019 a Venezia ospita un’artista che è cittadina del mondo.

Larissa Sansour è nata a Gerusalemme nel 1973, da madre russa e padre palestinese. Ha studiato in Inghilterra e negli Stati Uniti, poi ha sposato un danese e ha vissuto dieci anni in Danimarca acquisendo così la cittadinanza danese.

Nel padiglione della Danimarca Larissa Sansour presenta Heirloom, un’installazione multimediale costituita da un film e da una scultura. Con il film su due schermi intitolato In Vitro ci porta in una realtà post-apocalittica, sottosuolo della città palestinese di Betlemme; dopo la visione del film ci troviamo vis-a vis con A Monument for Lost Time, una grande sfera nera che è un elemento ripreso dal film, che occupa quasi interamente la stanza adiacente la proiezione.
 
Nel film In vitro, (che l’artista, con il linguaggio poetico che la contraddistingue, ha diretto insieme a Søren Lind) ci porta in una prigione temporale, un ambiente estetico e funzionale dove in realtà il passato, il presente e il futuro collidono. In questa sorta di bunker vivono due donne, Dunia e Alina, che conversano sul valore della memoria dopo la perdita del mondo “di sopra”, causata da un disastro climatico.

Per Dunia, che si trova sul suo letto di morte e si aggrappa alla vita, la memoria è un legame esistenziale con la propria identità e la conversazione sulla memoria significa quindi la sua sopravvivenza. Alia è un clone progettato dal recupero di un DNA umano programmato per contenerne e preservarne la memoria, vivendola però con una sensazione di profonda inquietudine, in quanto ricordo ereditario e insieme nostalgico di un mondo che non ha mai conosciuto, perché la sua vita, e perciò la sua realtà, è sottoterra, nei laboratori e nei vivai che le rendono possibile la sopravvivenza. Per questo i racconti sul senso di appartenenza e sul patrimonio culturale ormai distrutto le sono inspiegabili. Attraverso questo dialogo, Sansour si chiede se sia possibile costruire un nuovo mondo a partire dalle sue macerie e dai frammenti della sua memoria.

Come in gran parte delle sue opere l’artista si concentra sul concetto di esproprio della memoria, che in fondo è anche il suo destino, in quanto cittadina del mondo segnata dalle sue origini palestinesi per cui le viene impedito di tornare a Gerusalemme. Attraverso i suoi lavori riflette inoltre sull’identità e sul senso di appartenenza e il ruolo cruciale che questi giocano all’interno di contesti geografici politicamente complicati, come appunto è la Palestina.

Heirloom di Larissa Sansour, evocando tempi incerti, ambigui e persino minacciosi, è un invito a vedere e considerare il corso degli eventi umani nella loro complessità, perfettamente in sintonia con il titolo di questa Biennale Arte 2019, May You Live in Interesting Times, scelto dal curatore Ralph Rugoff per il suo significato ambiguo. L’antica frase cinese infatti viene interpretata storicamente come un anatema anche se il senso originario in realtà era un altro, come lo stesso curatore ha spiegato a Rai Cultura. 

E come il presidente della Biennale Paolo Baratta chiarisce nella sua dichiarazione di apertura della Biennale: Il titolo di questa Mostra può essere letto come una sorta di maledizione, nella quale l'espressione "interesting times" evoca l'idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, un invito pertanto che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura.