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    Recenti restauri. Il ciclo di Sant'Orsola di Carpaccio

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    Nelle Storie di Sant'Orsola, Carpaccio dà avvio alla tradizione veneziana del "vedutismo" che, attraverso Paolo Veronese e Jacopo Bassano, arriverà al Settecento di Canaletto.

    Le Storie di Sant'Orsola, di Vittore Carpaccio (Venezia 1455-'65 - Capodistria 1525-'26), si svolgono in nove grandi teleri dipinti, fra il 1490 e il '95, per l'omonima Scuola di Venezia. Tratte dalla Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, le Storie narrano della giovane bellissima Orsola, figlia di un re bretone, che accettò di sposare Ereo, figlio di un re pagano, con la promessa che si sarebbe convertito alla fede cristiana e durante un pellegrinaggio a Roma, in visita a papa Ciriaco, sarebbe stato battezzato. Orsola partì con undicimila vergini per raggiungere lo sposo, ma sulla via del ritorno viene martirizzata con il suo seguito da Attila, re degli Unni, al quale la giovane si era rifiutata.  

    Le Scuole veneziane, erano come confraternite che nella Serenissima non rispondevano al diretto controllo della chiesa. Carpaccio, fu il pittore di queste Scuole, associazioni nate da comuni professioni, o provenienze nazionali, aperte a tutti, con libertà di darsi capi e ordinamenti che a Venezia, costituivano comunità e luogo di incontro e protezione tra i ceti sociali.

    Presso le Scuole veneziane del '400, il telero aveva preso il sopravvento sull'affresco, perché comunque funzionale alla devozione, ma molto più agile. I soggetti di queste grandi tele, spesso riferite alla scuola di appartenenza, con Carpaccio si arricchiscono della minuziosa rappresentazione della vita quotidiana nella laguna. Carpaccio fu il miglior testimone dei costumi del tempo, nel ciclo di Sant'Orsola, inserisce veri e propri ritratti di confratelli e membri della famiglia Loredan, principali finanziatori del ciclo.
    Mentre Carpaccio lavorava a Sant'Orsola, realizzava per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, con Gentile Bellini, Il miracolo della reliquia (FOTO) dove, una Venezia del 1494, è narrata con inedito acume descrittivo.

    Il ponte di Rialto è ancora in legno e una miriade di comignoli alla veneziana svettano sui palazzi. Nella città multietnica, la gondola è condotta da un moro.

    Le Storie di Sant'Orsola sono la prima grande commissione dell'artista sul quale nulla è certo, a partire dal suo apprendistato. Nell'esecuzione dei teleri, Carpaccio non seguì l'ordine narrativo del racconto ma, a giudicare dalle date di alcuni e soprattutto dai confronti stilistici, lavorò a ciascuna storia man mano che le pareti dell'edificio si rendevano disponibile dalla rimozione di antichi altari e monumenti funebri dei confratelli defunti, tra cui anche quello dei committenti Loredan. Le Storie tuttavia, rispetto ai lavori precedenti dell'artista, mostrano uno scatto qualitativo che fa supporre come Carpaccio fosse ancora in piena formazione, dunque recettivo al vivace clima lagunare fatto di scambi e grandi commissioni artistiche delle quali sarà protagonista.
    I primi teleri, rispetto agli ultimi firmati a ridosso del 1495, sorprendono per la rapidissimo sviluppo artistico di Carpaccio. I primi impacci giovanili, sono presto superati per approdare a traguardi poetici che possono competere col caposcuola veneziano dell'epoca, Giovanni Bellini. Nelle prime storie (Arrivo dei pellegrini a Colonia), il segno grafico delle pieghe accartocciate dei panneggi, è ancora reminiscenza di scuola padovana (Mantegna e Vivarini). Le figure inoltre,  grandeggiano rispetto allo sfondo, in relazioni spaziali e prospettiche unitarie, un arcaismo tipico di Gentile Bellini. Incertezze evidenti, appaiono anche nell'orchestrazione delle scene, le prime, sono mancanti di un centro narrativo focale.

    Nelle tele successive (Incontro dei fidanzati e partenza dei pellegrini), le composizioni sono sicure, disposte in ampie panoramiche, con scorci profondi e squadri in prospettiva. I protagonisti brullicanti, come sul palcoscenico di un teatro, sono in relazione tra loro grazie all'uso sapiente della luce e del colore che legano gli elementi dal più lontano al più vicino in primo piano, dove il pittore cura dettagli e particolari di architetture, costumi e sfarzosi cerimoniali in atto. Spiccano note di fantasia esotiche, come pure di paesaggi locali, scorci che ricordano Venezia e l'entroterra collinare veneto.

    In questi anni, Carpaccio ha già assimilato Giovanni Bellini, Antonello da Messina e i pittori nordici, grazie ai quali, gli artisti veneziani avevano iniziato ad usare la tecnica della pittura ad olio. Nei teleri in questione, Carpaccio sperimenta ancora una tecnica mista tra olio e tempera, che comunque gli consente  una resa migliore nella morbida luce diffusa che esalta l'amorosa cura dei dettagli e nell'acuta indagine fisiognomica dei personaggi dai volti tratteggiati e non definiti. Il sogno di Sant'Orsola, ultimo telero, si svolge nell'intimità della stanza della giovane assopita; l'aria circola liberamente, grazie a una luce quasi pulviscolare che vibra ed esalta i particolari, l'angelo con la palma del martirio ne è avvolto.

    Carpaccio rimarrà famoso come il pittore dei teleri, per oltre vent'anni verrà richiesto nella Serenissima per simili imprese. Ma dagli inizi del '500, l'artista si ritrova isolato nel contesto veneziano. Tra i pittori locali esplode la rivoluzione del colore di Giorgione e poi Tiziano, Lotto, mentre le prime avvisaglie del classicismo di Raffaello e Michelangelo tra Firenze e Roma, lasciavano Carpaccio nella lista dei pittori arcaizzanti.

    Nel 2019, Le storie di Sant'Orsola sono state restituite al pubblico dopo un lungo intervento di restauro, iniziato nel 2010, con una propedeutica fase di studio ed analisi diagnostica dei supporti condotta dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e dal Laboratorio Scientifico delle Gallerie. Il restauro è avvenuto  grazie al generoso contributo di Save Venice.
    I nove teleri si presentavano in uno stato conservativo disomogeneo, coperti da vernici alterate e sovrammissioni pittoriche localmente frammentarie; alla cattiva percezione estetica delle singole opere si univa un aspetto diversificato che condizionava fortemente la lettura del ciclo come un insieme unitario. Le cause principali risiedevano nelle disomogenee condizioni conservative e nelle antiche vicende restaurative cui le opere erano state oggetto. I numerosi interventi iniziano infatti con Carpaccio ancora in vita e terminano, nel 1982-'84, con il restauro di Ottorino Nonfarmale. Di quest’ultimo intervento sono state mantenute le fodere e i telai lignei ad espansione, ancora efficienti.