Fritz Lang

Al vaglio della critica

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Il filmato è tratto dalla serie Studio cinema (Rai due, tre edizioni successive a partire dal 1978). I critici Gianfranco Bettetini, Francesco Casetti e Aldo Grasso, commentano alcuni dei film più significativi firmati dal regista Fritz Lang.

Si comincia con l'analisi della trama di Quando la città dorme (1955), penultimo film americano di Fritz Lang. L’erede di un diffusissimo quotidiano, decide di affidare la direzione del giornale a chi scoprirà l’identità dell’assassino di una giovane, caso che in quei giorni domina l’opinione pubblica. Comincia una macabra gara fra quattro giornalisti, che non risparmiano mezzi, più o meno corretti, per ottenere l’ambito posto. Un poliziesco di grande tensione, dove la morale viene sostituita dal cinismo e il cattivo tradizionale serve da specchio ai presunti buoni che gli danno la caccia. Gianfranco Bettettini fa notare il perfetto intreccio fra le varie vicende in cui si articola la storia. Aldo Grasso sottolinea uno dei temi centrali del film, molto caro a Lang: il potere dei mezzi di comunicazione di massa. In particolare viene analizzata la sequenza in cui il giornalista tenta di smascherare l’assassino durante una diretta televisiva: un escamotage che sottolinea il legame fra morte e mass-media.

Fritz Lang nasce a Vienna il 5 dicembre del 1890. Dopo la scuola inizia a studiare prima Architettura e poi pittura a Vienna. Viaggia molto in Europa ed in magreb. Dal 1913 al 1914 è a Monaco e Parigi, dove si interessa di pittura e frequenta anche dei corsi. E' nella capitale francese che Lang entra in contatto per la prima volta con il mondo del cinema, un'arte che a quell'epoca era ancora tutta da inventare. Allo scoppio della prima guerra mondiale torna a Vienna per combattere come volontario nelle file dell'esercito austro-ungarico.

Gravemente ferito in battaglia, nel 1916 ne approfitta per scrivere alcune sceneggiature che da tempo aveva in testa. Nel 1918 inizia a recitare in un teatro di Vienna e scrive per una compagnia teatrale a Berlino. In seguito diventa regista, prima alla Ufa, e poi alla Nero-Film. 
Nel 1920 incontra la scrittrice ed attrice Thea von Harbou con cui si sposa nel 1922. L'anno successivo è alla Decla, una casa cinematografica tedesca, dove lavora come montatore e poi come regista. Il suo primo grande successo arriva proprio nel 1923 con la pellicola Destino. Sono gli anni in cui scrive, insieme alla moglie, le sceneggiature dei suoi film più celebri:  da Il Dottor Mabuse a I Nibelunghi, dal celeberrimo Metropolis a M - Il mostro di Dusseldorf, il suo primo film sonoro.

Nella sua filmografia ricorrono frequentemente, oltre all'ossessione del Tempo, il tema del delitto e la figura del grande criminale da cui egli appare affascinato, rappresentata sia da geni del male (Mabuse e Spione) guidati da un'aspirazione profonda al dominio sull'umanità, esseri inafferrabili ed elusivi, simili all'attore nella tecnica dei mille travestimenti, sia dall'assassino di bambine (il 'mostro' di Düsseldorf), assoggettato lui stesso a terribili pulsioni cui non è in grado di resistere e di cui diviene vittima, preda di un destino più grande di lui. Dall'Enciclopedia Treccani

Quando nel '33 sale al potere il Nazismo, il ministro della propaganda Joseph Goebbels gli offre la carica di dirigente nell'industria cinematografica, nonostante i nazisti avessero violentemente avversato l'uscita nelle sale tedesche di M - Il mostro di Düsseldorf e impedito la distribuzione de Il testamento del dottor Mabuse. Lang rifiuta e abbandona la Germania sospettando si tratti in effetti di una trappola. La moglie, dalla quale nel frattempo aveva divorziato, decide invece di restare in Germania e collaborare con il regime.

Il 1934 è l'anno in cui approda negli Stati Uniti. Il suo primo contratto è con la potente mayor hollywoodiana Metro Goldwin Mayer. Lang gira ad Hollywood 22 film, tra cui molti successi: Furia, Sono innocente, La donna del ritratto, La strada scarlatta e Il grande caldo. La fama conquistata nel Nuovo Mondo gli vale nel 1935 la cittadinanza americana. Partecipa alla fondazione della "Anti-Nazi-League".

A lungo andare però, le case di produzione statunitensi, sempre più ricche e potenti, cominciano ad imporgli lacci e lacciuoli che limitano la sua libertà espressiva alla quale non era disposto a rinunciare. Per questo ritorna in Germania dove girerà i suoi ultimi tre film che però non ottengono il successo sperato. Nel 1964 è nella giuria del Festival di Cannes, e  interpreta se stesso nel film di Jean-Luc Godard Il disprezzo. Muore a Los Angeles il 2 agosto 1976.
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"Metropolis"

Un'eccitazione, una tensione febbrili regnavano nella sala piena zeppa, il brusio si placò solo quando il compositore Gottfried Huppertz sollevò la sua bacchetta e le luci si spensero lentamente. [...] Il pubblico dell'Ufa-Palast seguì con passione lo svolgimento del film. A tratti gli applausi coprivano anche la musica
Erich Kettelhut

Queste le parole che usò lo scenografo Erich Kettelhut per descrivere il clima che si respirava nel cinema di Berlino quando, 92 anni fa venne proiettato, per la prima volta in Germania, il nuovo film di Fritz Lang Metropolis. Era la notte del del 10 gennaio 1927. 

Costato una cifra esorbitante (più di due milioni e mezzo di marchi), i produttori tedeschi della Ufa dovettero chiedere aiuto economico alle majors americane Paramount e Metro-Goldwyn Mayer che, non solo fecero uscire il film in anticipo (a marzo del '27) rispetto ai tempi concordati ma accorciarono la pellicola, tagliando almeno un quarto del montato originale e americanizzarono i nomi dei protagonisti. Uno scempio compiuto all'insaputa di Lang che un anno dopo i produttori tedeschi si affrettarono ad imitare, preoccupati che il pubblico si potesse annoiare. 

Questo Metropolis non ha nulla a che vedere, neppure lontanamente, con il film che abbiamo visto meno di un anno fa. Quasi tutto il dramma e un gran numero di brillanti inquadrature sono scomparsi
Roland Schacht, critico cinematografico tedesco

Fino al 2010, anno in cui venne proiettato, nel corso della 60^ edizione del Festival di Berlino, il film restaurato e ricucito di molte delle parti mancanti, gli spettatori hanno visto un'opera che poco aveva a che fare con l'originale idea degli autori. Lang scrisse la sceneggiatura di Metropolis insieme alla moglie, Thea von Harbou, basandosi sul romanzo omonimo che Thea stessa aveva scritto due anni prima. L'aver eliminato dall'originale sequenze significative, come fecero notare già allora i critici più attenti, non solo ne accentuò il carattere apocalittico e noir, ma fece perdere di vista l'aspetto di denuncia sociale e polica che il film contiene. 

Il film nella versione breve finisce per essere una sorta di profezia mentre in quella più lunga è per lo più una riflessione sull'esistente, sul presente. Questo è il giudizio politico che Lang (dopo aver conosciuto le città occidentali europee, come Berlino, e americane, come New York) dà sulla società: la Metropolis del 2026 (con la sua suddivisione in classi, lo sfruttamento del lavoratore, il desiderio di ribellione delle masse) non è una città futuristica, è quello che Lang aveva visto intorno a sé