Vasco Pratolini tra letteratura e cinema

A 30 anni dalla scomparsa

Questo libro non è un’opera di fantasia. È un colloquio dell’autore con suo fratello morto. L’autore, scrivendo, cercava consolazione, non altro. Egli ha il rimorso di aver appena intuita la spiritualità del fratello, e troppo tardi. Queste parole si offrono quindi come una sterile espiazione
Vasco Pratolini

Con questo breve "messaggio al lettore", si apre il romanzo autobiografico di Pratolini Cronaca familiare, edito nel 1947 dalla Vallecchi Editore. Centottantuno pagine scritte - pare - tutte d'un fiato, nella stanza 304 dell'Hotel Savoy a Firenze, per mettere nero su bianco una "sterile espiazione", piena di rimorsi. Tradotto in quasi tutte le lingue del mondo, dal francese all'arabo, addirittura in persiano, Cronaca familiare diventa un film nel 1962 per la regia di Valerio Zurilini su soggetto dello stesso Pratolini che collabora anche alla sceneggiatura insieme a Zurlini e a Mario Missiroli

Il film, come il libro, ripercorre le vicende di due fratelli, Enrico (interpretato da Marcello Mastroianni) e Lorenzo (interpretato dall'attore francese Jaques Perrin) separati da bambini alla morte della madre. Enrico, il maggiore, verrà cresciuto dalla nonna, povera ma affettuosa mentre il fratello minore, Lorenzo, verrà adottato da un ricco aristocratico e cresciuto come un vero gentiluomo ma senza affetto. Si ritrovano da adulti, a Roma: Enrico è diventato un giornalista di successo mentre Lorenzo, senza arte né parte, vive mantenuto dal fratello che, ossessionato dai sensi di colpa, allo stesso tempo lo ama e lo detesta. La morte di Lorenzo per una malattia progressiva e fatale, farà riscoprire a Enrico un nuovo e tardivo sentimento.

Descritto come uno dei film "maschili" più commoventi nella storia del cinema, Cronaca familiare vince il Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1962 e il Nastro d'argento per la Migliore fotografia (Giuseppe Rotunno) nel 1963.

A 30 anni dalla scomparsa di Vasco Pratolini, che muore a Roma il 12 gennaio 1991, Rai Cultura ripropone la visione dell'opera che lo consacrò come uno dei maggiori scrittori del secondo Novecento italiano e tra gli inziatori del filone neoreaalistico insieme a Calvino, Vittorini e Pavese. 

Il rapporto di Pratolini con il cinema fu una costante della sua vita. Autore di soggetti e sceneggiature, con Luchino Visconti e Suso Cecchi D'Amico lavora alla sceneggiatura di Cronache di poveri amanti, film realizzato poi da Carlo Lizzani nel 1954. Nel 1953 collabora alla sceneggiatura di Cronaca di un delitto di Mario Sequi e di La domenica della buona gente di Anton Giulio Majano (tratto dall'omonimo radiodramma di Pratolini). Nel '54 firma Terza liceo di Luciano. Emmer e Tempi nostri (Zibaldone n.2) di Alessandro Blasetti. Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta è ilmomento di maggiore impegno di Pratolini per il grande schermo. Nel 1960, da giugno a ottobre, tiene la rubrica di critica cinematografica per il settimanale milanese «ABC». Nel 1962 esce Cronaca familiare di Valerio Zurlini. Il suo ultimo lavoro per il cinema nel 1972 con la sceneggiatura di La colonna infame (1973), di  Risi, tratto dalla Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni.

Per Pratolini la sceneggiatura aveva sempre un rapporto diretto con un racconto o con un romanzo; doveva funzionare come una «storia raccontata due volte» e quindi come una vicenda che, anche nel cinema, era votata a mantenere un legame diretto con l'oralità del reale