Dante Arfelli secondo Gabriele Sabatini

La nuova edizione de I superflui

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In treno verso Roma dal suo paese, Luca, il protagonista dei Superflui, il romanzo di Dante Arfelli, pubblicato nel 1949, ascolta i discorsi tra i compagni di viaggio: un concentrato di luoghi comuni sull’Italia e sui suoi abitanti. Il giovane è in cerca di lavoro e ha in tasca due raccomandazioni: una per un prelato, l’altra per un politico. Nessuna delle due va a buon fine e l’incontro decisivo per Luca si rivela quello con Lidia, la prostituta trovata all’uscita dalla stazione, che lo prende sotto la sua ala protettiva e gli trova un posto da impiegato. Ma la vita nella grande città non è facile: Lidia sogna di emigrare in Argentina da una zia e risparmia per comprare il biglietto; trova un protettore che la mantiene ma quando lui si stufa lei si ritrova per strada e intanto Luca ha perso il suo posto. Un libro spietato che racconta in modo magistrale un tema centrale nel Novecento: l’esclusione, l’inettitudine, la sensazione di essere fuori posto sempre e comunque. Arfelli vince il premio Venezia, ha un grosso successo in America, poi viene dimenticato e muore in povertà. Dei Superflui, del suo autore e dei suoi personaggi (straordinario quello femminile), parliamo con Gabriele Sabatini che ha scritto la prefazione al romanzo riedito da readerforblind.

Questa era la città. Prima, al pensarla, sembrava più facile da affrontarsi, ma adesso era un essere immenso che lo premeva da tutti i lati, lo spingeva, gli gridava di muoversi, con la voce irosa di un facchino, con il clacson di un’automobile, con lo scampanellio di un tram. In cento modi gridava, in cento modi lo incalzava. Era la città che lui stesso si era scelta. Ma proprio lui se l’era scelta? Pensandoci bene, no. Anche qui era stata una serie minima di avvenimenti, oggi uno, domani un altro, poi un altro ancora che lentamente l’avevano staccato e portato via dal paese. 



Dante Arfelli nasce a Bertinoro il 5 marzo 1921. La sua opera d’esordio, I superflui vince nel 1949 il Premio Venezia (antenato del Campiello) e diviene subito un caso letterario di portata internazionale: negli Usa diventoa un vero e proprio bestseller con l’editore Scribner, lo stesso editore di Hemingway, sfiorando il milione di copie vendute. Segue il romanzo La quinta generazione (1951), e poi un lungo silenzio terminato solo nel 1975 con la raccolta di racconti Quando c’era la pineta e, nel 1993, con Ahimé, povero me, straziante racconto biografico. Muore a Ravenna il 9 dicembre 1995.

Gabriele Sabatini è editor di Carocci editore e membro della redazione di Flanerí. Da molti anni si occupa di storia dell’editoria italiana nel Novecento, tema al centro delle sue collaborazioni con radio e riviste. Nel 2018 ha pubblicato Visto si stampi. Nove vicende editoriali per le edizioni Italo Svevo; nel 2020 Numeri uno. Vent'anni di collane in otto libri per minimum fax.