Torna a speciale Storia e storie di un bene comune

    I grandi solisti: Mordecai Shmuel Ashkenazi

    L'Orchestra "Alessandro Scarlatti" di Napoli della Rai

    Condividi

    8 aprile 1978. L'orchestra "Alessandro Scarlatti" di Napoli della Rai esegue il Concerto in mi maggiore per violino, archi e cembalo di Johann Sebastian Bach e Rondò in la maggiore per violino e archi di Franz Schubert. Violino solista Mordecai Shmuel Ashkenazi; sul podio, Franco Caracciolo, storico direttore dell’orchestra partenopea. Nella clip, un estratto dall'Allegro del Concerto di Bach.

    Nato a Tel Aviv nel 1941, Mordecai Shmuel Ashkenazi iniziò la sua formazione presso l’Accademia Musicale della propria città. Nel 1961, vinse le Audizioni internazionali per giovani artisti e, l’anno successivo, molti tra i maggiori concorsi in Unione Sovietica, Israele, U.S.A. e Belgio. Nel 1969, formò il famoso “Quartetto Vermeer” del quale è rimasto primo violino durante i trentanove anni di vita del complesso. Come solista, si è esibito con la Philadelphia Symphony Orchestra, la Boston Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra, la Los Angeles Philharmonic, la Atlanta Symphony Orchestra, i Berliner Philharmoniker, i Wiener Philharmoniker. Attualmente, è insegnante di violino presso il Chicago College of Performing Arts della Roosevelt University e il Curtis Institute of Music.

    L'Orchestra "Alessandro Scarlatti" di Napoli della Rai
    Ultima arrivata nella famiglia degli ensemble musicali della Rai (1956), l’Orchestra “Alessandro Scarlatti” di Napoli vantava già, a quell’epoca, una storia lunga quanto illustre. Nel 1918, Franco Michele Napolitano (1887 – 1960), organista nella basilica di S. Maria del Carmine Maggiore, e sua moglie, Emilia Gubitosi (1887 – 1972), pianista, compositrice e docente di teoria presso il Conservatorio di Napoli, fondarono l’associazione di riferimento nata con la missione di valorizzare il repertorio musicale italiano antico e di “creare una massa corale capace di rivelare i tesori dell'antica polifonia vocale”, con una particolare attenzione alla tradizione napoletana. Al loro fianco, tra i fondatori dell’Istituzione, ci fu, tra gli altri, Salvatore Di Giacomo. L’associazione creò un coro, diretto da Gubitosi, promosse concerti diretti dallo stesso Napolitano e incentivò anche la conoscenza della musica contemporanea, presentando a Napoli i lavori di Franco Alfano, Alfredo Casella, Mario Castelnuovo-Tedesco, Goffredo Petrassi, Mario Pilati, Ildebrando Pizzetti, Ottorino Respighi e di numerosi compositori stranieri.

    Nel 1949, queste attività culminarono nell'istituzione dell'Orchestra “Alessandro Scarlatti”, che, presto, si sarebbe rivelata un motore propulsivo della vita musicale partenopea. Alla fine del secondo conflitto mondiale, Franco Caracciolo (1920 - 1999), Accademico di Santa Cecilia e delle Filarmoniche di Roma e di Bologna, fu chiamato a traghettare l’ensemble verso l’acquisizione da parte della Rai, mantenendo l’incarico di direttore fino al 1964, per poi tornarvi dal 1971 al 1987. La sua vastissima cultura musicale permise alla “Alessandro Scarlatti” di proseguire il percorso iniziato dai fondatori e di esportarlo in tutto il mondo per mezzo di numerose tournée. Le prime, a Parigi (1952); Londra e Bruxelles (1953), Salisburgo (1954); Granada (1955); Amburgo, Colonia, Mannheim, Baden-Baden e Berlino (1956); Grecia, Israele, Turchia e Iran (1959).

    Caracciolo fu dunque davvero un punto di riferimento per la sede napoletana, in grado di plasmare gli elementi del gruppo sinfonico. Grazie alla sua apertura culturale il pubblico ebbe la possibilità di conoscere meglio un repertorio strumentale che per troppo tempo era stato schiacciato dalla cultura melodrammatica delle istituzioni europee
    Andrea Malvano, storico della musica