Valerio Ochetto racconta Adriano Olivetti

Valerio Ochetto racconta Adriano Olivetti

Biografia di un imprenditore visionario

Valerio Ochetto racconta Adriano Olivetti
Valerio Ochetto, autore di una biografia su Adriano Olivetti (Valerio Ochetto, Adriano Olivetti. La biografia, ed. Comunità, 2013), in questo breve video ripercorre la fitta parabola di un imprenditore e uomo coraggioso fuori dagli schemi.
Figura chiave dello sviluppo industriale italiano della prima metà del Novecento, Adriano Olivetti nasce sulla Collina di Monte Navale, nelle vicinanze di Ivrea, l’undice aprile del 1901. Il padre Camillo, anch’egli ingegnere, nel 1908 fondava ad Ivrea la “Società Ing. C. Olivetti e C.”, la prima fabbrica italiana di macchina da scrivere. 
Nel 1924, il giovane Adriano, dopo avere conseguito la laurea in chimica industriale al Politecnico di Torino, inizia l’apprendistato come operaio presso l’azienda del padre.

L’anno seguente Adriano compie un viaggio studio di circa un anno negli Stati Uniti

Percorre il paese in lungo e in largo, visita fabbriche, stabilimenti e uffici. Nonostante le insistenti richieste per incontrare Henry Ford non riesce nell’impresa e tuttavia, in futuro attingerà anche ai principi del taylorismo e del fordismo introducendoli nell’industria italiana. 

È proprio durante la sua permanenza americana che Adriano matura la scelta di seguire la strada del padre

Rientrato a Ivrea propone in azienda un vasto programma di progetti e innovazioni per modernizzare l’attività della Olivetti: organizzazione decentrata del personale, direzione per funzioni, razionalizzazione dei tempi e dei metodi di montaggio di sviluppo della rete commerciale, sia in Italia, sia all’estero. Promuove la costruzione di nuove fabbriche e sedi commerciali in Europa, in America Latina, in Medio Oriente e Africa, tanto da ottenere alla fine degli anni Trenta un terzo del fatturato proprio all’estero. Inoltre, nel 1932 lanciava la prima macchina da scrivere portatile, che uscirà sul mercato con il nome di “MP1”, sostituita poi da “Lettera 22” (Lettera 22: Compasso d’Oro per Olivetti)
Nello stesso anno, consolida la sua posizione con la nomina di Direttore generale dell’azienda di cui diventa Presidente, subentrando al padre, già nel 1938. 

Tra il 1944 e il 1945, con l’avvento della guerra e le sue posizioni dichiaratamente antifasciste, è costretto all’esilio in Svizzera

Nel dopoguerra intensifica la sua attività di editore e scrittore e trasforma una piccola casa editrice fondata in precedenza con alcuni amici, la “Nei” (Nuove Edizioni Ivrea), nelle “Edizioni di Comunità”; nello stesso tempo, avvia un vasto programma editoriale aperto a tutti i settori della cultura politica, dalla filosofia, alla sociologia, all’economia, lanciando giovani autori ancora sconosciuti al grande pubblico. 
“Comunità” sarà anche il nome del movimento politico e culturale che Olivetti fonda nel 1947, con l’intento di affermare nuovi equilibri sociali, politici ed economici. 

Comunità” si presenta alle elezioni amministrative del 1956, in cui Olivetti trionfa diventando sindaco di Ivrea

Sul piano aziendale, intanto, Olivetti persegue obiettivi di eccellenza tecnologica e innovazione divenendo un faro nei mercati internazionali per il suo design di prodotti per ufficio veramente rivoluzionario ed espressione del nuovo made in Italy. Tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta vengono lanciati sul mercato prodotti destinati a diventare veri oggetti di culto per bellezza, qualità tecnologica ed eccellenza funzionale (Olivetti. La bellezza di un’idea): la macchina per scrivere “Lexicon 80” (1948), la portatile “Lettera 22” (1950), la calcolatrice “Divisumma 24” (1956).
Nel 1948, da un punto di vista politico e sociale, Olivetti costituisce negli stabilimenti di Ivrea il “Consiglio di gestione”, per molti anni unico esempio in Italia di organismo aziendale paritetico con poteri consultivi di ordine generale, sulla destinazione dei finanziamenti per servizi sociali e assistenza. Dal 1956, l’Olivetti riduce l’orario di lavoro da 48 a 45 ore settimanali, a parità di salario, in anticipo sui contratti nazionali di lavoro.

Procede, inoltre, alla costruzione di quartieri residenziali per i dipendenti e di sedi per i servizi sociali interni all’azienda: nasce la biblioteca, la mensa e l’asilo

Gli ottimi risultati conseguiti non distolgono l’attenzione di Adriano dall’emergente tecnologia elettronica che si va sviluppando nel dopoguerra. Nel 1952, l’azienda apriva un laboratorio di ricerche sui calcoli elettronici, prima negli Stati Uniti e tre anni dopo a Pisa, in Italia. I risultati di questa nuova frontiera di ricerca, nel 1959, portano al lancio sul mercato di “Elea 9003”, il primo calcolatore elettrico sviluppato e prodotto in Italia (Olivetti e la storia del computer in Italia). 
A coronamento di un lungo percorso iniziato trentacinque anni prima, sempre nel 1959 Adriano riesce ad acquistare la Underwood, azienda americana di macchine da scrivere, con quasi undicimila dipendenti, a cui il padre Camillo si era ispirato quando aveva avviato la sua iniziativa imprenditoriale
In piena attività e con molti progetti importanti pronti da sviluppare, il 27 febbraio del 1960, Adriano Olivetti muore improvvisamente colto da trombosi celebrale, durante un viaggio in treno da Milano a Losanna.