Per il cento anni di nascita dell’artista Fabio Mauri (1926-2009), Rai Cultura propone questo Speciale realizzato in parte, sia sulla mostra allestita a Carrara per l’occasione, sia con una serie di “repertori Rai” che documentano interviste e alcune delle più importanti performance dell’artista.
“Fabio Mauri. Arte e ideologia” è il titolo della mostra curata dal critico d’arte Angelo Capasso e realizzata con la collaborazione dello “Studio Fabio Mauri” di Roma, nell’ambito del “Progetto C.O.M.”.
L’esposizione propone un folto numero di opere di Mauri esplicative della stretta relazione tra arte e ideologia, tema che contraddistingue il suo lungo e complesso lavoro sull’arte.
Capasso, qui intervistato in occasione della mostra, interviene in due momenti diversi dell'arte di Mauri, uno più esplicativo dei moltelpici risvolti e significati dell'opera artistica (Fabio Mauri. Arte e Ideologia), l'altro sulla stretta relazione che l'artista ha avuto con il cinema e la performance, anche attraverso i suoi "Schermi" (Fabio Mauri. Azioni, performance e cinema).
Nato il 1° aprile del 1926 in una famiglia di intellettuali legati al mondo del teatro, dell’arte e dell’editoria (il nonno, Achille Mauri era un impresario teatrale; lo zio Valentino Bompiani, fu il fondatore dell’omonima casa editrice, il padre Umberto, fu amministratore delegato, negli anni Trenta, di “Messaggerie Italiane”), Mauri trascorre l’infanzia e la giovinezza a Bologna dove, al Liceo Galvani, conosce Pier Paolo Pasolini con cui attraversa i drammatici anni della Seconda Guerra Mondiale.
Da questa atroce esperienza, il giovane rimane profondamene turbato, tanto da arrivare quasi al mutismo e a gravi crisi psicotiche che supera con sostegni psichiatrici, oltre che abbracciando la dimensione spirituale che lo accompagnerà per tutta la vita (Fabio Mauri si racconta).
Dopo il recupero e una prima attività alla casa editrice dello zio Bompiani, Mauri decide di seguire la sua vocazione artistica e nel 1954, esordisce a Venezia con la prima mostra, cui ne seguirono subito altre due, a Milano e a Roma.
Le opere pittoriche della fase iniziale si distinguono per la matrice espressionista e un astrattismo dal sapore informale.
Nel 1957, avviene la prima svolta: realizza lo “Schermo”, costituito da una cornice nera su un foglio bianco, un’opera minimale dal punto di vista formale, ma un gesto concettuale complesso e raffinato per l'epoca.
Lo “Schermo” fu un elemento dirompente, oltre al riferimento cinematografico, esso era un campo di pensiero linguistico, un vero e proprio spazio di proiezione dell’immagine, legato alle sperimentazioni minimaliste di quegli anni, tese all’azzeramento della pittura, si pensi a Manzoni o a Castellani. Nello 1958, gli “Schermi” assunsero forme aggettanti e negli anni, il riferimento si estese allo schermo televisivo di cui Mauri ne intuì la pervasività e la potenza con una performance Rai, del 1972, qui riproposta (Fabio Mauri. Il televisore che piange).
Altri elementi essenziali della ricerca artistica di Mauri sono la storia e la memoria che ritornano in moltissimi lavori, soprattutto di installazioni che l’artista, già dedito al teatro, propone a partire dagli anni Settanta.
Mauri fu un instancabile sperimentatore; anche se si espresse attraverso diversi medium le sue fome rimangono sempre distinguibili per la loro coerenza espressiva e tematica.
Nel 1971, iniziò a lavorare con le performance per affrontare il grande rimosso della sua vita, ovvero il periodo del fascismo e della guerra. Dopo le prime, “Che cosa è il fascismo” (Fabio Mauri. Che cosa è il fascismo), ed “Ebrea” del 1971, qui in parte riproposte, seguono “Ideologia e Natura”, (1973), “Oscuramento” (1975) e altre.
Per smascherare ideologie e macchinazioni politico-mediatiche all’origine di certi accadimenti, per tutta la vita Mauri ha cercato di capire come la cultura tedesca avesse potuto produrre tali atrocità.
Nel 1975, inizia le famose “Proiezioni”, la prima, realizzata con Pier Paolo Pasolini pochi mesi prima della tragica morte del poeta e regista italiano. Ambientata alla Galleria Cannaviello di Roma, Mauri proietta sulla camicia del regista “Il vangelo secondo Matteo”, metafora dell’intellettuale che si prende carico e responsabilità della sua stessa opera.
Consapevole della difficoltà di decifrare il presente mentre lo si sta vivendo, Mauri ha indagato nelle maglie della storia, utilizzando il passato come chiave di volta per interpretare il proprio tempo.
Nel 2000, Fabio Mauri fonda l’Associazione Studio Fabio Mauri finalizzata alla produzione e alla conservazione delle sue opere e del suo archivio.
Mauri si spegne il 19 maggio del 2009.
Le opere di Fabio Mauri sono state esposte in prestigiose sedi internazionali quali il PS1 di New York, il Walker Art Center di Minneapolis, il Moca di Los Angeles, il Philadelphia Civic Center Museum, il Centre Pompidou, Jeu de Paume e Le Bal di Parigi, La Caixa di Barcellona. A partire dal 1994 gli sono state dedicate importanti retrospettive alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, alla Kunsthalle di Klagenfurt, al Museo Le Fresnoy di Lille, al Palazzo Reale di Milano, al Museo Madre di Napoli, l’Heart Museum di Herning, al Museo del Novecento di Firenze, al Castello di Rivoli e importanti sale alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, al Museo Punta della Dogana a Venezia, al Mamco di Ginevra, nonché a DOCUMENTA (13) di Kassel, alla 14ma Biennale di Istanbul e a sei Biennali di Venezia.
FOTO DI COPERTINA
Fabio Mauri con Plinio de Martiis di spalle alla Biennale del 1993 - Foto di Elisabetta Catalano © Courtesy Fabio Mauri Estate e Hauser & Wirth