Rothko a Firenze è un progetto espositivo concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l'artista e la capitale italiana del Rinascimento, mettendo in dialogo la potenza silenziosa delle sue opere con la storia della città. L’architettura del palazzo e Firenze stessa, che Rothko visitò tre volte (nel 1950, 1959, 1966), sono lo scenario ideale per esplorare come l’artista traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.
"Nell’evoluzione costante della sua ricerca artistica risuonano l’equilibrio cromatico di Firenze e la sua capacità di rappresentare il visibile quale soglia dell’invisibile. In Firenze e nei suoi maestri Rothko riconosce un’architettura del silenzio che avrebbe definito il suo successivo linguaggio pittorico".
Curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, la mostra presenta oltre settanta opere, molte delle quali mai esposte prima in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington DC.
Le sezioni del percorso espositivo attraversano i diversi momenti della ricerca dell’artista, documentando anche la sua relazione con la tradizione artistica italiana.
Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista, nelle sezioni speciali di due importanti istituti del Ministero della Cultura: il Museo di San Marco, che riapre l'intero percorso museale e la Sala del Beato Angelico riallestita, con cinque opere esposte in altrettante celle affrescate dall’Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, con due opere in dialogo con lo spazio progettato da Michelangelo.