Il tuo browser non supporta video HTML5
I 100 anni della Galleria d'Arte Moderna di Roma
1925-2025 Artisti, opere e luoghi
La Storica dell’arte della Sovrintendenza Capitolina Arianna Angelelli (curatrice di GAM 100 con la Direttrice dei Musei Civici di Roma, Ilaria Miarelli Mariani, assieme al contributo di Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti) in questo filmato racconta la storia del gusto attraverso le acquisizioni della Galleria, i contesti culturali che hanno ispirato l'immenso patrimonia, le grandi personalità che l'hanno resa unica e non ultimo, le diverse sedi succedute per incombenze durante i suoi cento anni.Un affascinante percorso espositivo di centoventi opere circa fa rivivere la storia e il grande valore della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma nel suo centenario di vita
Si trattava della forma nascente di quella che sarebbe divenuta, di lì a poco, la “Galleria d’Arte Moderna”, la prima collezione civica basata sull’acquisizione di opere moderne di artisti, affermati o emergenti, attivi nel panorama artistico romano, italiano e internazionale.Il 28 ottobre del 1925, per la prima volta, nelle sale di Palazzo Caffarelli in Campidoglio, venivano esposte un nucleo di opere di arte contemporanea acquistate dal Comune di Roma
La storia della Galleria è anche quella dei luoghi, degli spazi museali che per vicissitudini, talvolta complesse, hanno accompagnato questa Collezione nel corso del Novecento. Si inizia dall’inaugurazione a Palazzo Caffarelli, alla riapertura nel 1931 con il nome di “Galleria Mussolini”, con un allestimento curato da Antonio Muñoz, in occasione della prima “Quadriennale” di “Palazzo delle Esposizioni” (1931). Dopo la guerra, nel 1952, la rinascita della Galleria è a Palazzo Braschi e a seguire, dal 1963 al 1972, in una nuova sede a Palazzo delle Esposizioni, curata da Carlo Pietrangeli. Si arriva così alla doppia inaugurazione, del 1995 e del 2011, nella sede attuale di via Francesco Crispi, all’interno dell’ex Convento delle Carmelitane scalze a San Giuseppe a Capo le Case.
La mostra, inoltre, è ulteriormente arricchita dal disvelamento al primo piano della Galleria del dipinto murale seicentesco di Suor Eufrasia della Croce, al secolo Flavia Benedetti (1597-1676), abitante del Convento e amica di Plautilla Bricci, la celebre “architettrice” della Roma Barocca.
Attraversando le sale della mostra allestita su tre piani, Angelelli ripercorre i movimenti e le tendenze di oltre un secolo di storia dell’arte, a testimonianza della pluralità di stili e voci raccolte dalla Galleria e del legame inscindibile di queste opere e dei loro autori con la politica culturale della città e del nostro paese.Il grande dipinto murale, dopo anni di occultamento, torna finalmente alla luce restituendo il giusto valore non solo al contenuto, ovvero la collezione, ma anche al contenitore dello spazio museale
Il lungo processo di acquisizioni della Galleria era stato avviato già nel 1883, durante la celebre “Esposizione delle Belle Arti” a “Palazzo delle Esposizioni”, quando venivano acquistati le prime opere della futura “Galleria d’Arte Moderna”, tra cui, la statua in marmo “Cleopatra” di Girolamo Masini, oggi esposta all’interno del chiostro (La Cleopatra di Girolamo Masini) e la serie di acquerelli di Ettore Roesler Franz (1845–1907).
L’amministrazione capitolina, infatti, guarda alle importanti esposizioni di quegli anni, dalla “Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti”, alle esperienze del movimento “In Arte Libertas” fondato da Nino Costa (La Ninfa del Bosco di Nino Costa) e Giulio Aristide Sartorio (Giulio Aristide Sartorio. Le vergini savie e le vergini stolte).Roma, diventata da pochi anni capitale del Regno d’Italia e impegnata nel recupero di una propria dimensione storico-artistica, oltre a celebrare i fasti dell’antichità, vive l’urgenza di aggiornarsi attraverso il linguaggio contemporaneo
A fine Ottocento, si sviluppava la pittura en plein air dei “XXV della Campagna romana” con artisti come Duilio Cambellotti (1876-1960) ed Ernico Coleman (1846-1911), interpreti della bellezza dell’agro romano non ancora antropizzato, ma anche di interventi epocali come la bonifica delle paludi pontine.
Il rinnovamento più incisivo proviene tuttavia dalle mostre della “Secessione” organizzate annualmente dal 1913 al 1916 dove, al rifiuto di aderire alle rigidità accademiche e ai movimenti programmatici come il “Futurismo”, si contrappone un’espressività variegata in cui dialogano il “Divisionismo” di Camillo Innocenti (1871-1961) e lo “stile fotografico” de “Il dubbio” di Giacomo Balla (1871-1958), o ancora le preziose testimonianze straniere come le sculture del parigino Auguste Rodin (1840-1917).
Da questo momento la Galleria si configura come uno dei più importanti centri dell’arte italiana contemporanea all’interno della quale, accanto ad artisti affermati, trovano spazio personalità emergenti che daranno una svolta incisiva al panorama culturale romano.Sono queste le importanti acquisizioni che confluiscono nella prima Galleria Comunale d’Arte Moderna inaugurata nel 1925 nelle sale di Palazzo Caffarelli in Campidoglio
Nel 1931, quando diventa “Galleria Mussolini”, la collezione è quasi raddoppiata configurandosi come un palinsesto altamente rappresentativo dell’arte italiana tra Ottocento e Novecento.
In questi anni sono le Biennali romane, tra il 1921 e il 1925 e soprattutto le Quadriennali degli anni Trenta (1931, 1935, 1939) a fare da cassa di risonanza per l’acquisto di nuove opere che diventano testimonianza di una mutata sensibilità artistica.
Alla libertà quasi anarchica della "Secessione" e dei movimenti d’avanguardia, ora si preferisce la purezza del disegno, il piacere della composizione ordinata, lo studio dei capolavori del passato e il recupero della tradizione figurativa e delle tecniche antiche come il mosaico e la pittura murale.
Il “Ritorno all’ordine”, propugnato dal potente movimento “Novecento” di Margherita Sarfatti, vede partecipi artisti quali Felice Carena (1879–1966), Mario Sironi (Speciale. Mario Sironi), Gino Severini (Severini il pittore che cercava la perfezione artistica) e Marino Marini (Speciale. Marino Marini) portatori dei temi più cari al regime fascista: i valori della famiglia, le competizioni sportive che rafforzano il fisico e il mito dell’antichità classica come base ideologica della nuova Roma mussoliniana.
Cipriano Efisio Oppo (segretario della Quadriennale), al quale si devono le numerose acquisizioni degli anni Trenta e tra le personalità più importanti nel rilancio culturale e artistico della capitale, nonostante una politica orientata a veicolare determinate scelte utili alla propaganda di regime, riesce a includere anche esperienze più “di confine”: il “Realismo Magico" di Antonio Donghi (Antonio Donghi. La magia del silenzio), la "Metafisica" di Giorgio de Chirico (Speciale. Giorgio e Alberto, i fratelli de Chirico) e anche delle scelte che valicano il territorio romano attingendo alle Biennali di Venezia o alle esposizioni fiorentine del Sindacato regionale toscano.
Il mito del volo aereo, del progresso tecnologico e della velocità che attraversa l’intera storia del "Futurismo" fin dalla sua fondazione si concretizza solo nel 1929 con il “Manifesto dell’Aeropittura” pubblicato da Filippo Tommasi Marinetti sulla “Gazzetta del Popolo” (L'aeroplano di Marinetti) e poi firmato da Balla, Benedetta Cappa Marinetti (1897-1977), Fortunato Depero (Casa d'Arte Futurista Depero), Gerardo Dottori (1884-1977), Fillia (1904-1936), Enrico Prampolini (Laboratorio Prampolini #2) e Tato (1896-1974).Assente in collezione il Futurismo degli anni Dieci, sono invece numerose e pregiate le opere del Secondo Futurismo
La visione dall’alto e la velocità trasfigurano la percezione, come visibile in “Velocità di motoscafo” (1919-‘24) di Cappa Marinetti, opera anticipatrice dell’Aeropittura. Nella trilogia di Tato, invece, la sensazione di volo viene scomposta in tre momenti che suggeriscono il processo di trasformazione della percezione, da una visione realistica della città a una quasi astratta.
Le opere esposte provengono dalle grandi esposizioni degli anni Trenta, come la mostra del Centenario della “Società Amatori e Cultori di Belle Arti” (1930), o quelle del “Sindacato Fascista” e le "Quadriennali": tra quest’ultime, quella del 1939 che dedica all’Aeropittura un’ampia panoramica.
La soppressione della Galleria, tuttavia, non arresta la politica delle acquisizioni dell’amministrazione capitolina; entrano in questi anni opere singolari come una tela dell’esordiente, futuro astrattista, Afro Basaldella (1912-1976), o anche la preziosa donazione da parte della vedova di Onorato Carlandi (1848-1939), Lina Haverty, un artista di spicco dei “XXV della Campagna romana”.Nel 1938 il ministro Giuseppe Bottai chiude la “Galleria Mussolini” e le opere confluiscono nei depositi della “Regia Galleria Nazionale d’Arte Moderna” a Valle Giulia
Gli anni Trenta vedono anche l’affermazione della “Scuola di via Cavour”, così chiamata dal critico d’arte Roberto Longhi, nata in netta contrapposizione al “Ritorno all’ordine” per favorire una ricerca che guarda ai violenti squarci cromatici tipici dell’Espressionismo e alle sue tematiche esistenziali, magistralmente tradotte in opera da artisti quali Scipione (1904-1933), Fausto Pirandello (1899-1975) e Renato Guttuso (Art Night. Renato Guttuso).
Qui, appare una sezione del “bianco e nero” dedicata alla produzione grafica in cui figurano le acqueforti di Giorgio Morandi (L'arte non invecchia. Giorgio Morandi).Dopo la Seconda guerra mondiale, Carlo Pietrangeli risolleva la questione cruciale della Galleria che finalmente, nel 1952, riapre agli ultimi due piani del “Museo di Roma” a Palazzo Braschi
Parallelamente, la collezione si arricchisce di nuove acquisizioni che sono il riflesso di una poliedricità che abbraccia generi e stili consolidati e altri più aggiornati, dalle sculture di Ettore Ximenes (1855-1926), donate dal nipote Ugo, al dipinto “Nel parco” (1919), capolavoro di Amedeo Bocchi (1883-1976) acquistato nel 1953.
Per l’occasione, Pietrangeli cura l'esposizione dal titolo “Mostra di una selezione di opere”, iniziativa durata fino al 1972 quando, dovendo cedere gli spazi alla “Quadriennale”, il patrimonio torna nei depositi comunali.Nel 1963, per ampliare gli spazi del Museo di Roma, la collezione viene trasferita a Palazzo delle Esposizioni
Le acquisizioni di questi anni non si arrestano neppure di fronte alle incertezze delle sedi; ora le scelte riflettono una eterogeneità di stili, con uno sguardo al passato e uno alle più recenti novità artistiche.
Oltre alle importanti donazioni come quella del fondo di Pompeo Fabri (1959) costituito perlopiù da acquerelli di paesaggi dell’agro romano, si guarda soprattutto alle “Rassegne di arti Figurative” di Roma e del Lazio da cui provengono le sculture di Attilio Torresini (1884-1961) e Nicola Rubino (1905-1984). Nella sua selezione di opere, Pietrangeli ha anche modo di presentare acquisizioni precedenti come la celebre “Natività” (1930) di Gerardo Dottori (1884-1977), unica opera futurista esposta alla prima “Mostra Internazionale d'Arte Sacra” nel 1930. Nella corale selezione fatta di voci consolidate, appaiono anche istanze più recenti che interpretano la caduta del regime e la fine della Seconda guerra mondiale, come “Comizio” (1949-’50) di Giulio Turcato (1912–1995), o le nuove ricerche astrattiste di Piero Sadun (1919-1974).
Dal 1963, malgrado proseguano le acquisizioni comunali, la Galleria conosce uno dei momenti più bui: le collezioni, in parte disperse, tornano a non essere più visibili dal 1972, quando sono spostate nuovamente nei depositi per dare spazio alla X “Quadriennale”.
E così, nelle ultime sale dell’esposizione, Angelelli mostra le nuovissime acquisizioni del secolo scorso, quando ancora entrano in collezione lavori storici di rilievo come “Maschera del dolore” (1909) di Adolfo Wildt (1868-1931) e “Motivo plastico generatore” (1916) di Virgilio Marchi (1895-1960).Negli anni Ottanta, segnati a Roma dalle politiche culturali dell’assessore Renato Nicolini, si risveglia il dibattito sulla ricostruzione di una Galleria Comunale d’Arte Moderna
Nel 2011, anno della riapertura del Museo nell’attuale sede, viene acquistato un significativo ritratto degli anni Trenta di Balla (Ritratto di Annina Levi della Vida, 1930-‘40), un dipinto stilisticamente in dialogo con altre sue opere di inizio secolo.
Tra le più recenti acquisizioni, alcuni lavori di Elisa Montessori (1931) e Guido Strazza (1922) che, pur nella loro diversità, sono esempi di un’astrazione che conserva reminiscenze del genere pittorico del paesaggio; o ancora, i collage di Lamberto Pignotti (1926), esempio di “Poesia visiva”, una sperimentazione che si colloca a metà strada tra scrittura e immagine, in collezione dal 2021.A partire da questo momento, si sono susseguite numerose mostre tematiche e monografiche parallelamente alla rinnovata crescita delle collezioni
INFO
GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025
Via Francesco Crispi, 24 - 00187 Roma
APPROFONDIMENTO
Ottocento alla GAM di Roma
FOTO DI COPERTINA
Amedeo Bocchi, Nel parco, 1919, olio su tela, 152,5x169cm., Galleria d’Arte Moderna, Roma