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Luigi Pirandello e Vitaliano Brancati

Due grandi scrittori siciliani

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Perché la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire.
Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All’opposto di quelle dell’arte che, per parer vere, hanno bisogno d’esser verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità: in queste parole, con le quali si conclude Il Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, si concentra  quello che poi sarà definito l'atteggiamento pirandelliano. Quell'attenzione verso le situazioni ambugue, assurde, ambivalenti che lo scrittore stesso ricercava ed osservava nella quotidianità dell'attuale Agrigento. In questo video viene ripercorsa la visione dell'uomo e della sofferenza umana trasmessa nelle opere di Pirandello. A metà fra la biografia e le opere, la Sicilia assume una posizione centrale nella narrazione. Quella stessa Sicilia dalla quale Vitaliano Brancati scappò proprio nel momento in cui Luigi Pirandello tornava definitivamente nell'isola.

 Dei siciliani scapoli che si stabilirono a Roma intorno al 1930, otto per lo meno, se la memoria non m'inganna, affittarono ciascuno una casa ammobiliata, in quartieri poco rumorosi e frequentati, e quasi tutti andarono a finire presso insigni monumenti, dei quali però non seppero mai la storia né osservarono la bellezza, e talvolta addirittura non li videro. Che cosa non saltò il loro occhio ansioso di scorgere la donna desiderata in mezzo alla folla che scendeva dal tram? Cupole, portali, fontane... opere che, prima di essere attuate e compiute, tennero aggrottate per anni la fronte di Michelangelo o del Borromini, non riuscirono a farsi miminamente notare dall'occhio mobile e nero dell'ospite meridionale!

Luigi Pirandello nasce nel 1867 ad Agrigento da una famiglia borghese di agiate condizioni. Dopo il liceo si iscrive all’Università di Palermo, poi alla facoltà di lettere a Roma e successivamente si trasferisce all’Università di Bonn, in Germania, dove nel 1891 si laurea in filologia romanza. Dal 1892 si trasferisce a Roma e si dedica completamente alla letteratura. Nel 1893 scrive il suo primo romanzo, L’esclusa, e nel 1894 pubblica una prima raccolta di racconti, Amori senza amore. Nello stesso anno sposa ad Agrigento Maria Antonietta Portulano. Nel 1896 scrive la sua prima commedia, Il Nibbio. Dal 1908 diventa docente di ruolo presso l’Istituto Superiore di Magistero di Roma. Nel frattempo pubblica saggi e articoli su varie riviste, tra cui il “Marzocco”. Nel 1903, a causa di un allagamento della miniera di zolfo in cui il padre aveva investito, avviene il dissesto economico della famiglia di Pirandello. A questa notizia la moglie ha una crisi che sprofonda in follia. Perse le rendite, Pirandello è costretto ad intensificare la produzione di novelle e romanzi (1904-1915). Scrive inoltre soggetti per film per l’industria cinematografica. Dal 1910 Pirandello ha il primo contatto con il teatro, rappresentando Lumìe di Sicilia e La morsa. Dal 1915 la produzione teatrale si infittisce: tra il 1916 e il 1918 scrive Pensaci Giacomino!, Loilà, Così è (se vi pare), Il piacere dell’onestà, Il giuoco delle parti. Dal 1920 il teatro di Pirandello inizia ad avere un enorme successo: del 1921 sono i Sei personaggi in cerca di autore, che rivoluzionano il linguaggio drammatico. I drammi pirandelliani vengono rappresentati in tutto il mondo, e Pirandello segue le compagnie in Europa e in America. Dal 1925 assume da direzione del Teatro d’arte a Roma. Si iscrive al partito fascista, così da avere appoggi da parte del regime. Negli ultimi anni di vita Pirandello si dedica alla pubblicazione delle sue opere: Novelle per un anno (novelle) e Maschere nude (teatro). Nel 1934 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Si ammala di polmonite e muore nel 1936, lasciando incompiuto I giganti della montagna.
 
Vitaliano Brancati nasce a Pachino, in provincia di Sirauca, il 24 luglio 1907. Si allontana presto dal  fascismo giovanile documentato nel romanzo breve Singolare avventura di viaggio (1934). Dopo la seconda guerra mondiale diventa sostenitore di un liberalismo radicale. La sua produzione letteraria comprende racconti (Il vecchio con gli stivali, 1945), romanzi (L'amico del vincitore, 1932; Gli anni perduti, 1941; Don Giovanni in Sicilia, 1941; Il bell'Antonio, 1949; l'incompiuto Paolo il caldo, 1955, postumo), opere drammaturgiche (Questo matrimonio si deve fare, 1938; Le trombe d'Eustachio, 1942; Raffaele, 1948; La governante, 1952, bloccata dalla censura per lo scabroso tema dell'omosessualità femminile, e saggistica. Nel 1947 sposa l’attrice Anna Proclemer con cui ha una figlia, Antonia. Muore a Torino il 25 settembre 1954.