Gennaro Sasso (Roma 1928 – 2026) è stato un filosofo e storico della filosofia. Allievo di Carlo Antoni e di Federico Chabod, ha insegnato Storia delle dottrine politiche presso le Università di Urbino e di Roma e Storia della filosofia e Filosofia teoretica presso l’Università di Roma, dove dal 2005 era Professore emerito. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, Direttore dell’Istituto italiano per gli studi storici dal 1986 al 2010, direttore della rivista «La cultura», Presidente del Comitato scientifico per l’Edizione nazionale delle Opere di Benedetto Croce (in corso di pubblicazione presso la casa editrice Bibliopolis e ideatore e direttore dell’Enciclopedia machiavelliana Treccani. La sua elaborazione teoretica è stata collocata dal filosofo Mauro Visentin nella prospettiva di un «neoparmenidismo».
Tra le sue opere:
Niccolò Machiavelli. Storia del suo pensiero politico (1958, seconda edizione del 1980),
Benedetto Croce. La ricerca della dialettica (1975),
Il progresso e la morte. Saggi su Lucrezio (1979),
Essere e negazione (1987),
Per invigilare me stesso. I Taccuini di lavoro di Benedetto Croce (1989),
L'essere e le differenze. Sul "Sofista" di Platone (1991),
Variazioni sulla storia di una rivista italiana: "La Cultura" (1992),
Filosofia e idealismo (1994-2012),
Le due Italie di Giovanni Gentile (1998),
Tempo, evento, divenire (1996),
Fondamento e giudizio. Un duplice tramonto? (2003),
Il principio, le cose (2004),
Dante, Guido e Francesca (2008),
Il logo, la morte (2010),
Ulisse e il desiderio. Il canto XXVI dell'Inferno (2011),
Allegoria e simbolo (2014),
Su Machiavelli: ultimi scritti (2015),
Forti cose a pensar mettere in versi (2018).
La vita non conosce la morte perché, per dirla alla maniera di Heidegger, nella morte «ne va» della vita stessa. E l'atto del morire è irrappresentabile: in quanto tale è impensabile. Se si cerca di pensarlo, a emergerne è qualcosa come l’ἐξαίφνης, l'attimo, in cui la morte subentra alla vita che se ne va. Ma, necessariamente, l'attimo del morire, del quale bene a ragione il poeta si chiedeva che cosa fosse, è una relazione, che dura appunto un attimo, con la vita: così che il morire non può consistere nell'attimo in cui viceversa si assume che consista. Nella vita, la morte è opinata come l'accadimento che spezza la relazione che, accadendo, si assume che essa stabilisca con la vita.
Gennaro Sasso, Il logo, la morte, Bibliopolis 2010